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Omicidio di Katia, 20 nuovi dna da esaminare

Luca Serafini
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Altri venti tentativi per scoprire l'assassino di Katia. Sì, sono venti i nuovi campioni biologici raccolti dai carabinieri nel territorio tra Sansepolcro e San Giustino umbro, che in questi giorni vengono messi a confronto con il dna trovato sotto le unghie e nella bocca della vittima: il dna dell'uomo che ha lottato con lei e l'ha uccisa, forse per metterla a tacere. Ogni momento è buono per la svolta tanto attesa: l'individuazione dell'omicida. Nei laboratori dell'Università di Pisa si lavora alacremente. Anche questo gruppo di profili è stato estratto dagli inquirenti da mozziconi di sigaretta, bicchieri, tazzine: oggetti riconducibili a persone di sesso maschile che frequentavano Katia Dell'Omarino, 39 anni, una vita inquieta e fragile tra rapporti di coppia saltuari, furtarelli, l'amore per il ballo, l'attaccamento alla mamma con la quale viveva. I venti dna da analizzare e comparare con “ignoto 1”, sono il frutto dell'attività dei carabinieri svolta in questo agosto di serrate indagini dopo che i primi 15 dna di persone sospette hanno dato esito negativo. Si tratta ora di sovrapporre il patrimonio genetico degli “amici” di Katia con il dna disponibile, trovato nel corso dell'autopsia. Questa settimana dovrebbe essere quindi decisiva. O salta fuori l'omicida, o il caso si complica maledettamente. E a quel punto il sostituto procuratore Julia Maggiore e il procuratore capo Roberto Rossi potrebbero decidere di effettuare un monitoraggio a tappeto dei dna del territorio alto tiberino, sul modello dell'indagine per l'omicidio di Yara. Ma l'auspicio è che non si debba giocare la carta estrema. Che il killer sia messo spalle al muro prima. Chissà, forse uno dei 20 dna contenuti nei vetrini del laboratorio di Pisa appartiene all'uomo che ha caricato in auto Katia nella notte tra l'11 e il 12 luglio alle piscine di Sansepolcro, ha avuto con lei un rapido rapporto sessuale, quindi la discussione, la lite, il massacro con un oggetto fatto sparire, infine l'abbandono del corpo sul greto del torrente. La risposta la sapremo a stretto giro. Era stata una giornata tribolata, quella, per Katia. I tentativi a Lama di rubare alla canonica e nell'auto del prete, la segnalazione al parroco e il controllo da parte dei carabinieri: la decisione di lasciar perdere quell'atto di debolezza, di non denunciarla. Poi il viaggio di lei verso Sansepolcro, le telefonate col cellulare (sparito) e il parcheggio alle piscine. L'incontro. Fatale. Il dna dell'uomo che ha ucciso Katia ha caratteristiche tipiche dei dna che nelle banche dati genetiche esprimono uomini del territorio della Valtiberina. Tra Toscana e Umbria. Ma non c'è una certezza scientifica, è solo una approssimazione. La convinzione è comunque che l'omicida sia a breve distanza dai luoghi del delitto.