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"Stanno rubando nel mio negozio". Ma ora rischia la calunnia

Jacopo Barbarito
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Stavano girovagando tra gli scaffali del negozio situato nella prima periferia di Perugia, specializzato in accessori per cellulari (e non solo). In pieno giorno. Fino a quando non hanno improvvisamente prelevato due oggetti (sembra due batterie per il telefonino), ponendoli con un gesto fulmineo nella loro borsa. Ma il titolare dell'esercizio, un cinese residente da molti anni a Perugia, si è accorto di tutto. E nel frattempo ha subito chiamato la volante della questura. Ma quando gli agenti sono piombati sul posto, i due clienti “sospetti” non avevano ancora oltrepassato le casse del locale. Quindi, non avevano commesso - fino a quel preciso istante - nessun reato. “Volevamo pagare il tutto all'uscita, dopo aver visionato altri prodotti. Non volevamo rubare nulla, noi non siamo dei ladri”, hanno immediatamente ribadito ai poliziotti i due uomini (entrambi italiani). Da qui lo scontro verbale tra gli avventori e il cinese, con il litigio che per un niente non è degenerato in una vera e propria rissa. “Nel mio Paese un fatto del genere è punito in modo severo”, ha tuonato il commerciante cinese. Ma qui da noi, invece, le cose vanno in maniera completamente diversa. Ora il titolare rischia pure una querela per calunnia da parte dei due acquirenti.