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Valnestore, sotto il grano ceneri e rifiuti non autorizzati

Alessandro Antonini - Sara Minciaroni
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Rifiuti pericolosi, con su scritto “veleno”, come solventi e sostanze tossiche. Candeggina. Poi ci sono pacchi di fiale e confezioni di medicine. Tanta plastica (naturalmente non biodegradabile) vetro, scarti di vario genere, rifiuti solidi urbani. Tutto mischiato (ai tempi non esisteva la differenziata), tutto sotterrato abusivamente per ettari e ettari. Tutto coperto da migliaia di metri cubi di cenere, ad affiorare su ettari di terreno coltivato a grano, orzo e avena. Un terreno di proprietà di un ente pubblico oggi in liquidazione costituito dai Comuni di Piegaro e Panicale, dalla Regione, dalla Provincia di Perugia e dall'ex Comunità montana. E' quanto emerso martedì dagli scavi nella discarica non autorizzata posta sotto sequestro nel terreno della Valnestore Sviluppo all'interno dei 255 ettari sigillati nell'inchiesta sulla Valle dei fuochi. Sondaggi disposti dalla procura della Repubblica per accertare la presenza di ceneri e immondizia anche nelle aree non adibite a discarica e non autorizzate, dove vengono coltivate le messi (che dati i primi test di cessione risultano non contaminate). Ma ci sono le falde acquifere - il percolato col passare degli anni scende sempre più in basso - e c'è il potenziale danno ambientale perpetrato negli anni. Dopo i primi cinque carotaggi con la trivella, la quantità di rifiuti provenienti dai Comuni limitrofi e altre “fonti” non ancora note e la mole di ceneri industriali di lignite e carbone trasportate dalla ex centrale Enel di Pietrafitta e in parte - si ipotizza - da altre centrali liguri, hanno indotto Arpa e Noe ad effettuare i sondaggi con un escavatore. Dato che più si scende a valle rispetto alla collina artificiale fatta di ceneri e rifiuti, più questi ultimi emergono a poca distanza dal terreno. Rifiuti anche di venti anni fa: ci sono pacchi di plastica di note marche senza date di scadenza (introdotte negli anni Novanta), ci sono bottigliette di bitter di cui si ricorda ormai solo chi ha passato gli “anta”. L'”autopsia” dei rifiuti, con annessi controlli sugli agenti inquinanti, sarà ora effettuata dai laboratori dell'Agenzia di protezione ambientale e dell'Asl. I dati dovranno confermare o smentire quanto analizzato nella fase preliminare, ossia il superamento delle soglie di contaminazione per elementi pericolosi come il vanadio, il cromo, il manganese e l'arsenico sia nei terreni che nelle falde (con tre pozzi chiusi) e in alcuni dei laghetti della zona. Oltre all'avvocato Valter Biscotti e del suo assistente Francesco Brozzi la procura ha autorizzato ieri la presenza ai sondaggi anche dei rappresentanti del Comitato Soltanto la salute, che ha delegato un geologo appartentente allo stesso comitato. Comitato che - vedi servizio all'interno - ha sottolineato come sia stato coinvolto a carotaggi già iniziati (da tre giorni) e che dunque chiede di rivedere le procedure per stabilire luoghi e modalità dei controlli, per centrare di più e meglio le zone dove sarebbero stati interrati rifiuti non solo “rsu” e ceneri.