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Si stringe il cerchio intorno all'assassino di Katia

Jacopo Barbarito
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Dopo il nuovo sopralluogo di martedì mattina da parte dei carabinieri della Tenenza di Sansepolcro nel luogo esatto dove una settimana fa è stata trovata morta Katia Dell'Omarino (guarda le immagini), l'attenzione è stata nuovamente focalizzata su coloro che la conoscevano. Anche mercoledì 20 luglio diverse persone sono state ascoltate nella caserma di via Del Prucino: nomi che erano segnati nell'agenda trovata in macchina, semplici conoscenti oppure frequentatori dei bar in cui la stessa Katia si recava; persone di Sansepolcro, ma anche di San Giustino. Intanto dai tabulati telefonici emerge ben poco, pochi elementi dalle celle agganciate che confermano il tragitto fatto: ciò significa che l'indagine si fa sempre più complicata; non vi sono contatti particolari che potrebbero destare qualche sospetto, così come sequenze di numeri digitati con maggiore frequenza. Il nome dell'assassino che ha picchiato selvaggiamente e ucciso Katia colpendola alla testa con un oggetto arrotondato si potrebbe nascondere dunque nel dna. Sempre più fondamentali, quindi, diventano i risultati dell'autopsia, in particolare l'attività di laboratorio: la biologa, infatti, dovrà cercare di isolare quel profilo genetico estraneo che potrebbe proprio essere quello dell'assassino. Elementi raccolti sia durante l'esame autoptico, che dai carabinieri del Ris di Parma giunti sul luogo del delitto per i vari rilievi.