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C'è una pista per arrivare all'assassino di Katia

Jacopo Barbarito
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E' la cerchia delle frequentazioni di Katia Dell'Omarino, l'ambiente battuto palmo a palmo dagli investigatori dei carabinieri. E il nome dell'assassino, forse, si trova tra quelli contenuti nell'agenda che la donna, ritrovata morta lungo il greto del torrente Afra a Sansepolcro, teneva con sé (guarda le foto del luogo del ritrovamento del cadavere). E' più di un'impressione: è una pista. Il killer potrebbe nascondersi tra le due città tiberine appiccicate, Sansepolcro e San Giustino. Una settimana dopo, ci sono punti fermi e vuoti enormi da colmare, nella ricerca dell'autore dell'efferato delitto. Difficile che indizi utili arrivino dalle telecamere. Ma la Dell'Omarino aveva un suo “giro” di contatti. Persone con le quali era in estrema confidenza e con le quali sarebbe potuta andare in giro anche nelle ore della notte. Un ventaglio di conoscenze i cui nomi e numeri di telefoni erano scritti, appunto, in foglietti di carta. Dal vissuto di Katia e da quanto fatto riemergere dai carabinieri, capitava che fossero loro a cercare lei, ma molto più di frequente era lei che cercava loro. Ed è su questo che si stanno concentrando gli inquirenti che ipotizzano come la donna possa aver accettato un passaggio in auto dall'assassino. L'auto della quarantenne invece (una Citroen C1 rossa) è stata ritrovata parcheggiata vicino alla piscina di Sansepolcro. L'autopsia, intanto, ha raccontato di tante botte al viso. E poi la scarica finale: i colpi assestati con l'arnese non identificato che sfonda la scatola cranica.