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Minaccia di fare esplodere palazzo: retroscena choc con agente ferito

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Federico Sciurpa
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Si chiude in casa e minaccia di far esplodere il palazzo. Ecco come è andata nella ricostruzione della polizia. Un 72enne di origini calabresi e noto alle forze dell'ordine per i suoi trascorsi giudiziari ha contattato telefonicamente personale della Divisione Anticrimine dando un ordinativo ben preciso: andare a prelevare fuori dalla porta di casa sua un plico per l'autorità giudiziaria, in particolare diretto al Tribunale della sua città con l'obiettivo di considerare le sue richieste su vicende processuali patrimoniali con i figli che vivono in Calabria. L'aspetto più agghiacciante: l'uomo ha spiegato di essersi barricato in casa, in un appartamento all'ultimo piano di uno stabile di Castel del Piano e di essere pronto a far esplodere tutto il palazzo qualora ciò che aveva chiesto non fosse immediatamente  eseguito. E anche se qualcuno avesse provato ad entrare in casa, sia se lui avesse visto anche da lontano  una pattuglia della Polizia sotto casa o una divisa fuori dalla sua porta. Immediata la predisposizione di un servizio, improntato alla massima rapidità di intervento ma anche alla massima discrezionalità: dopo un rapido confronto tra gli uomini della divisione anticrimine e della sezione “criminalità organizzata” della squadra mobile, una squadra scelta si è precipitata all'indirizzo dell'uomo. Al dirigente della sezione “criminalità organizzata” è spettato il compito di provare ad instaurare un contatto con l'uomo il quale, a presidio dell'accesso della sua casa posizionato dietro la porta blindata e chiusa a chiave, ha immediatamente intimato il funzionario di prendere il plico che aveva attaccato all'esterno e di allontanarsi alla svelta. E' stato avviato un dialogo, sempre attraverso la porta, nel quale l'uomo messo completamente a suo agio ha iniziato a raccontare tutta la storia della  sua vita ed i motivi del suo gesto legati a vecchi dissapori affettivi ma anche economici e processuali con i figli con i quali sarebbe in causa da anni. L'uomo, qualche anno fa, come ha raccontato, sarebbe stato sottoposto a sei mesi e mezzo di custodia cautelare in carcere per aver incendiato dolosamente una delle case dei suoi figli in Calabria sempre utilizzando taniche di benzina. Tra i due si è creato un clima di empatìa e confidenza: l'uomo ha raccontato le sue vicende ed ascoltato attentamente i consigli del funzionario volti a riflettere sulle possibili conseguenze del compimento del gesto minacciato. Nel frattempo la prontezza degli altri operatori consentiva non solo di evacuare il palazzo in pochi minuti e in silenzio, ma soprattutto di organizzare il blitz in casa: l'unico modo per immobilizzare l'uomo, evidentemente, era quello di entrare dalle finestre, nonostante fossero al sesto piano. Gli agenti, alla guida di un ispettore della sezione C.O., si  ono arrampicati su una scala posizionata sul balcone dell'appartamento di sotto e, rischiando seriamente di cadere nel vuoto, hanno raggiunto il balcone dell'appartamento dove hanno fatto irruzione e bloccato l'uomo barricato.  Aveva in mano un accendino, una bombola piena di Gpl tra le gambe e accanto una tanica di benzina, esattamente come aveva minacciato: tanto reale e effettivo era il pericolo che potesse compiere l'insano gesto, tanto rapida e fulminea l'azione dei poliziotti, uno dei quali, nell'assalto, ha anche riportato la frattura di un braccio e lesioni alle costole. All'esito del blitz, l'uomo è stato riportato alla calma ed accompagnato in Questura, dove veniva tratto in arresto in flagranza di reato di tentata strage; d'intesa con il Pubblico Ministero di turno, trasferito immediatamente a Capanne.