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Donna uccisa, probabile movente: rabbia cieca contro Daniela che non la voleva più in casa

Foto Belfiore

Roberto Minelli
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La testa della povera settantaduenne Danielle Claudine Chatelain sarebbe stata sbattuta ripetutamente sullo spigolo di un gradino in marmo e probabilmente poi sarebbe stata strangolata. Secondo gli inquirenti, la dinamica che ha portato all'uccisione dell'anziana, da parte della compagna della figlia morta due mesi fa, sarebbe questa. A carico di Renata Kette sono stati ravvisati "gravi indizi di colpevolezza" che ne hanno determinato l'arresto con l'accusa di omicidio aggravato volontario. Renata Kette, di origine albanese, viveva a titolo amicale nell'appartamento di via Oberdan, a Perugia. L'avvocato Saschia Soli un paio d'anni fa aveva avviato per lei un procedimento di apolidia facendole quindi ottenere un regolare titolo di soggiorno come apolide. Renata aveva assistito fino all'ultimo la figlia di Danielle. La Kette parla perfettamente l'italiano perché è in Italia da anni. La dinamica sarà ricostruita con ancor più precisione attraverso l'autopsia. Intanto dagli inquirenti nulla trapela, ma è evidente che se si ipotizzano botte ai danni dell'anziana allora si deve pensare anche a un diverbio poi degenerato. Sulla scorta degli elementi testimoniali raccolti, Daniela forse avrebbe detto all'altra che non voleva più che vivesse nella sua casa. Potrebbe essere l'idea di perdere un tetto ad aver scatenato dall'altra parte una rabbia cieca.