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Carabiniere ucciso in caserma, ricostruita scena del crimine

L'arrivo dei legali per il sopralluogo (foto Cardinali)

Susanna Minelli
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Minuziose verifiche tecniche, in cui non sarebbe mancato un ampio contraddittorio, nel cortile della caserma dei carabinieri di Foligno per cercare di ricostruire nei minimi dettagli cosa accadde all'alba del 16 maggio 2015 quando l'appuntato scelto Emanuele Lucentini fu ucciso da un colpo partito dalla mitraglietta dal collega Emanuele Armeni. Il sopralluogo, condotto dal perito balistico Marco Piovan e dalla sua equipe (nominati dal gup del tribunale di Spoleto Stefania Amodeo che ha accolto la richiesta della difesa di una perizia super partes), è durato oltre cinque ore, tempo servito per ricostruire la scena del delitto e vagliare la dinamica che ha portato alla morte il carabiniere. Il tutto alla presenza degli avvocati della famiglia Lucentini, Giuseppe Berellini e Maria Antonietta Belluccini, e dell'indagato rappresentato dall'avvocato Michele Montesoro del foro di Roma, oltre che i periti incaricati dalle parti. Un'analisi accuratissima che ha visto mettere sotto la lente dell'esperto Piovan le varie ipotesi intorno a cui ruota il caso. L'equipe nominata dal tribunale di Spoleto ha riprodotto esattamente lo scenario della mattina in cui perse la vita Lucentini, con auto e manichini posizionati così come è stato ricostruito dalle indagini sia dell'accusa che della difesa. Secondo indiscrezioni sembrerebbe che dalle verifiche effettuate siano emerse alcune coincidenze con le ipotesi formulate dai periti dell'accusa e di parte civile, imperniate sulla tesi della volontarietà del gesto, ma c'è da dire che tanti elementi sono stati anche posti dalla difesa che ha sempre sostenuto l'accidentalità della tragedia. Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di sabato 28 maggio (CLICCA QUI)