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"Se non ci dai quello che chiediamo finisce male per te e la tua famiglia"

Claudio Bianconi
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Due persone, di origine calabrese, sono state arrestate dai carabinieri di Perugia per un tentativo di estorsione, aggravata dalle modalita' mafiose. "Se non ci dai quello che chiediamo finisce male per te e la tua famiglia. Sappiamo dove abitano i tuoi figli". E viene mostrata una pistola. Tentativo di estorsione mafiosa a Perugia. Vittima un notaio molto conosciuto della città. Con tanto di arma da fuoco mostrata a mo' di minaccia. Nell'operazione sotto l'egida del 426 bis sono scattati due arresti. I soldi estorti dovevano finire a due presunti affiliati alla 'ndrangheta e a  parenti carcerati tra cui il capocosca, zio di uno dei due. Il clan, tra i più feroci, è operante a Strongoli, in provincia di Crotone. E se il pericolo mafioso torna ad affacciarsi nel cuore verde "si tratta episodi stroncati sul nascere" spiegano i vertici dell'Arma che hanno condotto l'operazione, ricordando l'inchiesta Quarto passo. L'attività parte dalla denuncia della vittima, anche questa di origine calabrese, che capita la gravità della situazione ha sporto denuncia. L'uomo si sentiva "assoggettato" e si è rivolto a più forze dell'ordine. Due gli episodi contestati, uno nel 2014 e il 28 luglio 2015. Giorno in cui il notaio ha ricevuto ben due visite dei due. A quel punto è scattata la denuncia al 112. Si erano conosciuti perché il professionista  aveva commissionato ai due una ristrutturazione edilizia. Poi il lavoro gli era stato tolto ma i due volevano comunque far fare lavori di ristrutturazione ad una ditta "vicina". Però la vittima si è rifiutata. Poi tuttavia ha dovuto cedere acquistando una gru nel cantiere, non funzionante, ad un prezzo molto superiore a quello di mercato. Quindi è arrivata la richiesta di una ingente somma di contante. I carabinieri di Perugia li hanno arrestato dopo intercettazioni e prove raccolte nel corso dell'indagine. È stato denunciato il porto illegale di arma da fuoco,  più la detenzione: la pistola tuttavia non è stata ancora individuata. Ma soprattutto viene contestata ai due la tentata estorsione aggravata da articolo 7 riconducibile al 416 bis. Uno è domiciliato a Ponte Felcino e uno a Corciano. Sono stati portati a Capanne e poi trasferiti a Terni dove sono scattate le misure di alta sicurezza.