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Morì nel crollo dell'ex monastero, familiari chiedono giustizia

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Roberto Minelli
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Gastone Chieruzzi, 61enne ex operaio Ast, morì il 28 agosto del 2008 in seguito al crollo dell'ex monastero di Santa Monica, nel centro storico di Amelia, dove viveva con i familiari. La vicenda è sfociata in un processo giunto a sentenza un anno fa, di fronte al tribunale di Terni. Un procedimento che ricollegava l'accaduto agli errori effettuati quattro anni prima, durante l'esecuzione di alcuni lavori di ristrutturazione del tetto. Quel processo si è concluso con l'assoluzione di tutti e quattro gli imputati e la cosa, diversamente dal solito, non ha sorpreso più di tanto i familiari del 61enne rimasto sotto le macerie. Il motivo è semplice: secondo loro la verità è un'altra rispetto a quella ipotizzata in aula dalla procura. Ed è contenuta non solo nelle diverse perizie e consulenze svolte nel tempo, ma anche nella stessa sentenza del processo. Per questo i familiari di Gastone Chieruzzi non ci stanno e chiedono - con una determinazione che il tempo non ha scalfito - che venga fatta finalmente giustizia: “Perché oggi - dicono i figli del 61enne, Ilaria e Leonardo Chieruzzi - i fatti sono chiari come e più che in passato. È allora è lecito chiedersi perché il pm Massini, che inizialmente si era occupata del caso con impegno, oggi non sembra seguire con altrettanta determinazione una strada che parla di responsabilità chiare ed evidenti”. In sostanza, per la famiglia Chieruzzi, il crollo dell'antico palazzo di Santa Monica è dipeso dalle infiltrazioni di acqua, proveniente dalla fognatura pubblica, nelle fondamenta dell'edificio. “A dirlo non siamo noi - spiegano - ma le perizie svolte in diverse fasi”. Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di lunedì 23 maggio (CLICCA QUI)