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Appaltopoli, colpo di scena: riammesse alcune intercettazioni

La lettura della sentenza di primo grado

Roberto Minelli
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Il colpo di scena è servito. E arriva dopo quasi due ore di camera di consiglio. Quando la corte d'Appello di Perugia (presidente Belardi, Venarucci e Falfari a latere) ha di fatto riaperto il processo “Appaltopoli”, quello che aveva permesso di fare luce su un giro di mazzette per la gestione degli appalti in Provincia. Che nel gennaio 2015, in primo grado, aveva portato a ben 14 condanne (e ad un mare di assoluzioni), con la ricostruzione accusatoria che aveva retto nonostante l'estromissione delle intercettazioni per tutti i reati contestati (a cominciare da quello dell'associazione per delinquere). A seguito di una lunga e tormentata udienza, infatti, ieri mattina è stata accolta a sorpresa la richiesta della procura generale che puntava con forza alla riammissione di quelle telefonate intercettate dalla squadra mobile della questura (durante le indagini scattate nel lontano 2007) sulle presunte gare “pilotate”. I giudici hanno così stabilito l'utilizzo di circa tredici telefonate scottanti, affinché quelle conversazioni possano “entrare di diritto in dibattimento”. Con tanto di incarico che verrà affidato al perito (lunedì prossimo), che entro il 20 giugno dovrà depositare il testo trascritto. Caduta l'ipotesi di corruzione (ormai prescritta) ecco che quella associativa non potrà che creare qualche preoccupazione in più ad alcuni imputati eccellenti, già assolti in primo grado. Ma anche in questo caso c'è da rimarcare che la prescrizione resta sempre dietro l'angolo.