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Aggredito da un paziente, infermiere risarcito dall'ospedale

f.t.
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Era la notte del 20 dicembre del 2009 e il 118 lo aveva trasportato in ospedale al limite del coma etilico, tanto che dalle analisi era risultato un tasso di alcol nel sangue sette volte superiore al consentito. In preda ai fumi dell'alcol, all'interno del pronto soccorso aveva dato sfogo ai suoi istinti peggiori, offendendo chiunque gli capitasse a tiro - inclusi due agenti di polizia - e sferrando colpi a destra e a manca. A farne le spese era stato soprattutto un infermiere che aveva riportato la frattura scomposta del metacarpo e lesioni ad una gamba. Quest'ultimo, oltre a costituirsi parte civile nel processo che ha poi visto la condanna dell'uomo - un 36enne albanese - a 9 mesi di reclusione, attraverso l'avvocato Paola Placidi ha anche fatto causa all'azienda ospedaliera di Terni. E il giudice del lavoro, lo scorso 28 aprile, gli ha dato ragione, condannando il Santa Maria a versare un risarcimento di 3.000 euro all'operatore sanitario, costretto ad un complesso intervento chirurgico con una conseguente invalidità permanente di poco inferiore al 10 per cento. La sentenza è stata emessa dal giudice del lavoro Monica Lorenzini e la partita legale si è giocata soprattutto attorno all'assenza di presìdi di sicurezza - il posto fisso di polizia di notte non è attivo - in particolare in una struttura, quella del pronto soccorso, dove sussiste un rischio concreto, visti gli episodi spiacevoli che con una certa regolarità finiscono per coinvolgere medici e infermieri. Una questione a cui il tribunale ha evidentemente dato peso, condannando l'azienda ospedaliera ternana a liquidare il danno non patrimoniale subìto dall'operatore - stimato in 3.000 euro - e al pagamento delle spese di lite. Per il giudice "la presenza nei locali del posto fisso di polizia avrebbe comunque potuto evitare o ridurre l'evento accaduto al ricorrente, agendo sicuramente come deterrente ad azioni improvvise e violente". Di contro i legali dell'azienda ospedaliera Santa Maria avevano sottolineato come non vi fosse “alcuna responsabilità del datore di lavoro sull'evento lesivo subìto" e che "il danno richiesto fosse riferito al danno stabilito nella differenza tra il risarcimento del danno alla persona e l'indennità erogata dall'Inail”.