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Vogliono portare via rame e ferro gratis, rissa al cantiere

Roberto Minelli
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Momenti di alta tensione giovedì 21 aprile in un cantiere nella zona di Madonna Alta, a Perugia, con l'arrivo della polizia che ha scongiurato che la situazione degenerasse. Verso le 10 un furgone con a bordo due persone, poi identificate per due italiani di origine campana e con precedenti per reati contro il patrimonio, è entrato all'interno del cantiere. I due sono scesi e si sono diretti verso il materiale ferroso ed il rame presente all'interno, pretendendo di prenderlo a titolo gratuito, così come già in altre occasioni avevano fatto. Gli operai hanno però opposto un netto rifiuto e da lì sono partite discussioni, sfociate poi in minacce, sempre più accese fino ad una colluttazione, dove l'operaio più grande d'età ha avuto la peggio tanto da dover ricorrere alle cure mediche ed essere refertato con cinque giorni di prognosi per contusione al torace. Il responsabile della sicurezza dello stabile, dove insiste il cantiere, ha subito chiamato il 113, avendo visto dalla finestra la rissa senza riuscire a capirne il motivo scatenante. All'arrivo della polizia i due campani si erano già allontanati, tanto che gli agenti li hanno fermati poco lontano. Dopo aver accompagnato l'operaio all'ospedale, gli operatori hanno invitato le altre persone coinvolte in Questura, in modo da fare chiarezza su quanto accaduto. È emerso che gli occupanti del furgone, padre e figlio, di circa quarant'anni l'uno e vent'anni l'altro, anche nei mesi passati si erano presentati al cantiere ed avevano richiesto del materiale, che gli era stato sempre negato. In quest'ultima occasione, al diniego hanno frapposto un comportamento minaccioso e intimidatorio, facendo intendere che avrebbero preso quanto richiesto anche se in un secondo momento. Dagli accertamenti effettuati, i due soggetti sono risultati non nuovi a questi comportamenti e con precedenti specifici per reati contro il patrimonio. Sono stati pertanto arrestati per tentata estorsione aggravata e lesioni e condotti in carcere a Capanne.