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Valle dei fuochi, i lavoratori Enel: "Centrale a norma, ci sono altre ciminiere"

Alessandro Antonini
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I lavoratori dell'Enel fanno quadrato sull'area della nuova centrale e sull'area riambientalizzata tutta intorno, compreso il lago grande. "Le prescrizioni previste dal decreto Via del 1996 sono state tutte adempiute". Con una spesa da milioni di euro, comprensiva di bonifica e manutenzione da 60 mila euro l'anno. Assicurano. Respinte le "dicerie" di agenti inquinanti presenti nell'invaso "che abbiamo visto e contribuito a far nascere". In passato è stata rilevata sì (come riportato dall'inchiesta del Corriere dell'Umbria) una presenza oltre la soglia di legge di manganese - spiega un tecnico - riscontrata proprio in base ai controlli mensili sui depositi di gasolio "ma proveniva dal dilavamento dei cumuli di lignite nella zona". Dicerie, si diceva. Per lo meno stando a quanto riferiscono le rappresentanze sindacali. Nella fase realizzativa dell'impianto e fino ad oggi tutte le procedure di controllo sono state ottemperate. Se poi ci sono stati sversamenti abusivi escludiamo il coinvolgimento dell'Enel". Il loro obiettivo è scindere l'attuale centrale produttiva alla questione Valle dei fuochi. "Il sito produttivo Enel di oggi non ha problemi ambientali. Funziona con energia 'green', a metano". E a tutt'oggi per di più è fermo, come molti altri impianti in Italia. E' qui che avviene anche una chiamata in causa dalla Regione, in riferimento all'incontro dei giorni scorsi con il prefetto. La paura è quella dello smantellamento e le ombre dell'indagine potrebbero accelerare il processo. "Diciamo no a tentativi di speculazione sulla nostra pelle". Si perché "potrebbe esserci il rischio di dismissione da parte di Enel. Per questo chiediamo la salvaguardia centrale e futuro centrale: pur apprezzando la vostra inchiesta giornalistica - spiegano i lavoratori - e fermo restando l'obiettivo principe della ricerca della verità e la tutela della salute". Leggi anche: Nuovi banchi di cenere, la mappa aggiornata - C'è il rischio radioattività - Mistero sul fondale del lago di Pietrafitta Lo scopo deve essere quello "della bonifica di eventuali siti inquinati"; la ricerca di responsabili per poi chiedere eventuali risarcimenti viene vista dalla rsu come un tentativo di "intozzare il biscotto" che metterebbe a repentaglio la permanenza dell'attività economica nel territorio. "L'azienda è che qui dal 1962 ha preso tanto ma ha anche dato tanto a questo territorio. Per quanto ci riguarda è stata sempre molto attenta al rispetto della salute e dei lavoratori. Qui si svolgono controlli periodici su tutti i fronti". E qui provano a spostare il tiro: "Le nostre ciminiere sono dotate di centraline di controllo, ma e ce ne sono anche altre nella vallata. Quella delle ceneri è una vicenda che tutti sapevano, facciamo luce su quel periodo (anni '70 e '80) per mettere in sicurezza quelle aree. Ma per favore basta denunce anonime, valutiamo sì gli esposti firmati. Per evitare appunto tentativi di speculazione. È vero che su questa vallata ci sono anomalie su alcune patologie, ma non c'è solo Enel qui. E quest'azienda ha sempre curato gli aspetti relativi alla salute, alla sicurezza e all'ambiente". Per questo è stato chiesto a Palazzo Donini e ai sindacati confederali di battersi per far restare in Umbria l'attività dell'Enel. "Ad oggi il nostro futuro è incerto, siamo tra le centrali a basso utilizzo. Bastardo è stata chiusa, con smantellamento fissato al 2019. Nella ristrutturazione stiamo rischiando di scomparire". Altre regioni più forti stanno accentrando tutto dalla loro parte. "La distribuzione è stata persa a favore della Toscana - concludono i lavoratori - e la produzione qui è sempre più bassa. Questo modo spregiudicato di additare la centrale come la madre di tutti i mali ci nuoce. Bene l'inchiesta ma no alle speculazioni".