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Valnestore, c'è il rischio radioattività

L'area inquinata

Alessandro Antonini
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Un comitato permanente, un osservatorio che dovrà prima di tutto controllare le fasi di monitoraggio e accertamento in corso da parte di Arpa, Forestale e vigili urbani. Per evitare che nulla sia tralasciato, e che si vada sino in fondo nel verificare l'entità del danno ambientale frutto dello smaltimento di ceneri e rifiuti solidi urbani tra Piegaro e Panicale (guarda le immagini). “Questa volta o mai più”. E' quando deciso dopo tre ore di discussione nell'assemblea pubblica indetta giovedì sera nella sala comunale di Pietrafitta dalla pro loco guidata da Cristina Mencaroni, alla presenza del sindaco di Piegaro Roberto Ferricelli e di un centinaio di cittadini accordi all'“avviso” di riunione pubblica sul caso dell'inquinamento in Valnestore. Controlli privati I cittadini e la pro loco alla fine hanno anche deciso di disporre dei controlli privati autofinanziari per “incrociare” le risultanze analitiche con quelle dei tecnici Arpa. Ferricelli ha fatto il punto della situazione, fresco dell'audizione in terza commissione regionale (sanità), individuando il filone delle ceneri da lignite e quelle da carbone di La Spezia (che si sospetta possano avere più alte concentrazioni isotopi radioattivi), quello dello smaltimento incontrollato dei rifiuti solidi urbani e il rapporto preliminare di Fabrizio Stracci, direttore regionale del registro tumori, che indica un tasso di incidenza e mortalità delle patologie oncologiche comuni a Piegaro (classificata area rurale) più alto della media regionale, paragonabile a aree urbane. Si tratta di primo studio che non ha valenza statistica e ne verrà attuato uno più accurato. Idem per gli approfondimenti dei monitoraggi. Per questo verranno messi a disposizione attraverso una serie di mozioni ad hoc 50mila euro dal bilancio regionale. Il 14 aprile è prevista l'apposita convocazione del tavolo del registro tumori. Non sono mancate in assemblea prese di posizione contro il clamore mediatico (nel mirino la dicitura “Valle dei fuochi) foriero di problemi alle attività economiche e commerciali dell'area. “Non confondiamo le pecore con i morti, prima viene la salute”, è stata la risposta. Corale. Prime conferme Che ci sia una reale preoccupazione lo confermano gli esperti. "Stiamo cercando di costruire - ha detto il dg Arpa Ganapini - una base di conoscenza per permettere alle istituzioni di governare il problema. Sono analisi complesse, ci vuole tempo. Analizzeremo il grano e controlleremo anche i pesci del laghetto. La lignite della vecchia centrale non costituisce di per sé un problema, quello che preoccupa è la possibilità di eventuali interfaccia nello scarico di questi materiali, ad esempio Enel ha chiesto alla Croazia di individuare siti idonei. Quindi non si può escludere la possibilità che composti con attività radioattiva possano essere migrati nelle falde, ma questo deve essere verificato". Verso le ordinanze La direttrice del dipartimento sanitario di prevenzione della Regione, Maria Donata Giaimo, ha detto che "la patologia tumorale impiega molti anni, decenni, per instaurarsi. L'eccesso di incidenza della mortalità nella zona è correlato alle cinque patologie tumorali per cui tutti gli umbri si ammalano, come nel resto del Paese. La prima cosa da fare è capire se effettivamente c'è un eccesso di incidenza. Sono un medico del lavoro e so che tale risposta non si può dare in breve tempo. Bisogna capire chi sono le persone, se sono anziane potrebbero avere lavorato lì. Di rifiuti solidi urbani non si muore, ma si muore di radioattività. Uno studio adeguato richiede un po di tempo e finanziamenti. In ogni caso non siamo in presenza di una patologia neoplastica con una causa unica, come avviene per l'amianto: qui abbiamo patologie tumorali comuni. Occorre mettere in moto un piano di campionamento e, nel caso venisse rilevata una contaminazione di qualche tipo sulle colture, procedere con ordinanza del sindaco".