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Affitti, sprechi alla Stranieri: citato anche il ministro Giannini

Jacopo Barbarito
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Contratti “a manica larga” e sprechi alla Stranieri di Perugia? Oppure un semplice “mancato introito” e quindi nessuna spesa pazza? Il dilemma resta lo stesso. Dietro al quale però, secondo quanto ipotizzato dalla procura regionale della Corte dei Conti, ci sarebbe stato un danno erariale di circa 340mila euro. Con l'accusa, sostenuta dal sostituto procuratore Pasquale Principato, che chiama in causa diverse persone. A cominciare dall'attuale ministro all'Istruzione Stefania Giannini, ex rettore della Stranieri (i fatti si riferiscono ad un periodo tra il 2008 e l'estate 2012). Per continuare con Giovanni Paciullo (attuale rettore) e tutti gli altri esponenti del consiglio di amministrazione dell'ateneo. Al centro della discussione ripresa ieri davanti al presidente Angelo Canale, l'ormai nota vicenda legata alla mancata percezione di affitti per l'ex Contrappunto, locale a ridosso della Gallenga. E sotto la lente dei magistrati contabili c'è una presuna “imprudenza” nella gestione di contratti relativi alla locazione di ambienti in via Scortici, appartenenti alla Fortebraccio. L'università prese in affitto tutto il complesso e pensò di incassare un subaffitto da una società di giovani per coprire una parte della spesa. Ma tutto andò in maniera diversa, visto che gli affitti furono liquidati solo in parte. Da qui il danno corrispondente al pagamento di fitti passivi e altre spese. Correlato alla scelta, come sostenuto anche ieri dall'accusa “di prendere in locazione un immobile senza alcuna utilità per l'ateneo stesso. E non si può scaricare la colpa solo sulla persona subentrata per il mancato guadagno”. In sintesi: l'ateneo pagò dei canoni passivi senza tutelarsi. Quindi “non c'è stata tempestività”. Poi c'è quella preoccupata lettera inviata al rettore: “Stiamo versando dei canoni senza avere introiti”. Perché non liberarsi dal vincolo, quindi? Secca la replica delle difese, che dopo l'eccezione sulla eventuale prescrizione (rigettata), hanno parlato di “totale certezza della correttezza dell'operato del cda in fase di delibera”. Insomma, nessun illecito. Solo un mancato introito. Non resta che il verdetto.