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Costringe ragazzina a spacciare con abusi e minacce di morte

Maurizio Muccini
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Ufficialmente quella ragazzina di appena sedici anni era la sua fidanzata. Di fatto era invece la sua vittima preferita. Anzi, una vera e propria “schiava”. Tanto da essere “usata” anche per i suoi traffici illeciti, dietro la minaccia che se non avesse assecondato il suo volere avrebbe rischiato grosso. La giovane, letteralmente soggiogata da quell'uomo che frequentava ormai da diverso tempo e alle prese con problemi di tossicodipendenza, è stata costretta a vivere nell'incubo dal mese di febbraio del 2012 fino al novembre del 2014. Fino a quando, ormai sfinita e soprattutto preoccupata per la sua incolumità fisica, al termine di una furibonda lite (sfociata in calci e pugni, con tanto di referto del pronto soccorso) è riuscita a trovare la forza di denunciare il suo aguzzino agli agenti della squadra mobile di Perugia. Da qui le ricerche e il fermo, che ha prodotto un lungo procedimento giudiziario nei confronti del ventiquattrenne di origini tunisine (da anni residente nel capoluogo umbro). Chiamato ora a rispondere di una serie di reati che vanno dalla detenzione e spaccio di sostante stupefacenti fino ad arrivare alle minacce e alle lesioni gravi, a cui aggiungere la rapina e la violenza sessuale. E proprio in questi giorni la squallida vicenda ha fatto una breve apparizione in tribunale davanti al collegio presieduto da Nicla Restivo. Vicenda focalizzata in alcuni gravissimi episodi contenuti nel ricco capo d'imputazione. Come quelli riferiti al mese di agosto del 2012. In quella particolare circostanza, infatti, l'imputato aveva costretto la minore a spacciare la droga attraverso minacce e violenze con tanto di “coltello puntato in faccia e sigaretta spenta sul braccio come avvertimento”. Droga che la poveretta doveva detenere anche in bocca, con l'intimazione di “ingoiarla immediatamente in caso di controllo delle forze dell'ordine”. Ma c'è di più, molto di più. In un'altra occasione, l'avrebbe pure rapinata mentre era in compagnia di una parente: “Tu mi hai fatto del male e ora dovrai pagare. Sono un figlio di puttana e non ho paura di niente…”. E approfittando dello stato di inferiorità della sedicenne, derivante dalla sua condizione di tossicodipendente, ecco pure i frequenti “abusi sessuali”. Ora toccherà alla difesa del ventiquattrenne, rappresentata dall'avvocato Gaetano Figoli, tentare di smontare accuse pesanti come macigni.  Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di giovedì 7 aprile (CLICCA QUI)