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Umbria mobilità, si procede per falso e truffa: 5 indagati

Roberto Minelli
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Truffa ai danni dello Stato e falso. Queste le ipotesi di reato che rischiano di sgonfiare le gomme dei mezzi di Umbria Mobilità. Finita nel ciclone dopo il blitz della squadra mobile nella sede della spa umbra (e negli uffici della Busitalia) e quello in Regione degli uomini della tributaria della guardia di Finanza. Con l'acquisizione di documenti (e l'inevitabile sequestro di alcuni computer) sulla scia di una vecchia inchiesta avviata già nel 2013 (coordinata sempre dal pubblico ministero Manuela Comodi) che ora sembra aver segnato una clamorosa svolta. Un vero e proprio terremoto, quindi. Che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di cinque persone (a cominciare dal presidente di Um Lucio Caporizzi e dall'amministratore delegato Franco Viola, oltre ad alcuni dipendenti). Un atto dovuto, certo, ma che lascia presagire che gli inquirenti siano andati questa volta a colpo sicuro, individuando “buchi neri” e soprattutto alcune ingenti somme “distratte” senza un vero perché. Il giorno dopo tutto resta sotto traccia, con quel silenzio “assordante” che lascia spazio solo agli interrogativi. Mercoledì 6 aprile ci sarebbero stati altri sopralluoghi, proprio per non lasciare nulla al caso. Con l'inchiesta che potrebbe “allargarsi” già nei prossimi giorni, quando verranno ascoltate anche alcune persone informate dei fatti. Si vedrà. Intanto la lente, anzi la scure degli investigatori sembra essersi diretta verso l'attività risalente agli anni 2011 e 2012 (ma non solo), quelli del passaggio all'azienda unica. E sulla successiva fase a doppio binario, con il riscontro della durissima crisi di liquidità e il primo fascicolo sbarcato in procura. Al centro di tutto c'è l'utilizzo del fondi pubblici transitati a Umbria Mobilità tramite la Regione.  Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di giovedì 7 aprile (CLICCA QUI)