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Scippo mortale, la difesa: "Ha disturbi psichiatrici"

Jacopo Barbarito
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Il marocchino di 39 anni, difeso dall'avvocato Laura Ferraboschi, davanti al Riesame respinge gli addebiti e chiede di tornare in libertà. Intercettazioni, telecamere e soprattutto il Dna sono gli elementi che hanno portato gli investigatori dell'Arma, coordinati dal pm Valentina Manuali, a stringere il cerchio su di lui, rintracciato, come si ricorderà, a Parma e finito in manette per l'omicidio preterintenzionale di Loredano Maranini, pensionato di 72 anni. A fornire lo spunto ai carabinieri sarebbe stato il fratello del marocchino. Le telecamere della profumeria all'incrocio della Pallotta, molto vicina al punto in cui Maranini fu assalito e dove cadde riportando una ferita fatale, hanno filmato il parente mentre camminava. Siccome era vestito come l'autore dello scippo, i carabinieri lo hanno sentito e così è emersa l'ospitalità da lui data al fratello che però, scarcerato il primo fermato (un altro magrebino con l'alibi di ferro), era andato all'estero. Quando è tornato per recarsi a Parma è stato seguito. Così è stato prelevato un mozzicone di sigaretta usata per il test del Dna. Per gli inquirenti, coincide con quello trovato sul borsello di Maranini. Al Riesame la difesa ha eccepito che tale corrispondenza debba essere esplicitata, mentre mancherebbe agli atti una relazione (sul Dna l'intenzione è comunque quella di chiedere un incidente probatorio); prodotta anche documentazione relativa a un disturbo psichiatrico di cui soffrirebbe l'indagato.