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Omicidio Meredith, Guede rilancia: "Processo da rifare"

Jacopo Barbarito
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“La Procura di Perugia, a sette anni dall'omicidio di Meredith Kercher, ha iscritto nel registro degli indagati per violazione dei sigilli. L'accusa è riferita a quanto accade dopo l'omicidio della studentessa britannica, con due persone che che entrarono nella villetta di via della Pergola”. Commenta così Rudy Guede dal suo profilo facebook la notizia data dal Corriere dell'Umbria il 26 febbraio scorso. Si tratta delle due incursioni a distanza di un mese l'una dall'altra (febbraio e marzo 2009) nel casolare del delitto di Meredith Kercher, a due anni dall'omicidio, che sarebbero state fatte da due profili ben precisi. Il processo iniziato il 25 febbraio a carico di un italiano e un uomo origini marocchine, dimostra che i due che il 18 febbraio 2009 e il 19 marzo dello stesso anno hanno rotto i sigilli introducendosi nell'immobile di in via della Pergola, hanno alle spalle precedenti specifici. Li incastrerebbero tra le altre cose le impronte digitali. Sarebbero entrati dalla finestra esterna. Violazione dei sigilli, danneggiamento e furto aggravati i capi di imputazione. Da premettere che la manipolazione della scena del delitto non avrebbe inciso sulle indagini: tutti i referti - compreso il gancetto del reggiseno - erano stati “cristalizzati” nei sopralluoghi eseguiti dagli inquirenti e dalla scientifica a ridosso dell'omicidio della studentessa inglese avvenuto il 1 novembre 2007. Ma c'è una domanda a cui non è stata data risposta: perché i due sono entrati? Nella prima effrazione i ladri avevano lasciato dei “messaggi”. Coltelli, una busta con l'indirizzo web della polizia, candele, mozziconi di sigarette, un nastro isolante con tanto di impronte. In quella del 19 marzo hanno portato via il materasso del letto di Mez.