Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Omicidio Meredith, la scena del delitto fu contaminata. Due alla sbarra

Jacopo Barbarito
  • a
  • a
  • a

All'inizio si era parlato di “feticisti occasionali”. Ma le due incursioni a distanza di un mese l'una dall'altra (febbraio e marzo 2009) nel casolare del delitto di Meredith Kercher, a due anni dal delitto, sarebbero state fatte da due profili ben precisi. Il processo iniziato ieri a carico di un italiano e un uomo origini marocchine, dimostra che i due che il 18 febbraio 2009 e il 19 marzo dello stesso anno hanno rotto i sigilli introducendosi nell'immobile in via della Pergola, hanno alle spalle precedenti specifici. Li incastrerebbero tra le altre cose le impronte digitali. Sarebbero entrati dalla finestra esterna. Violazione dei sigilli e danneggiamento i capi di imputazione. Da premettere che la manipolazione della scena del delitto non avrebbe inciso sulle indagini: tutti i referti - compreso il gancetto del reggiseno - erano stati “cristalizzati” nei sopralluoghi eseguiti dagli inquirenti e dalla scientifica a ridosso dell'omicidio della studentessa inglese avvenuto il 1 novembre 2007. Ma c'è una domanda a cui non è stata data risposta: perché i due sono entrati? Nella prima effrazione i ladri avevano lasciato dei “messaggi”. Coltelli, una busta con l'indirizzo web della polizia, candele (forse per orientarsi visto che la corrente elettrica non c'era più), mozziconi di sigarette, un nastro isolante con tanto di impronte. In quella del 19 marzo hanno portato via il materasso del letto di Mez, che era stato lasciato appoggiato sopra il divano-ingresso della cucina e i relativi cuscini (due). Non solo. I malviventi si sono appropriati delle coperte nella camera di Laura Mezzetti (una delle conviventi di allora) e delle coperte di Amanda Knox. Ma soprattutto nella camera della Knox non c'era più una valigia che conteneva posateria e coltelleria nuova. Dentro la stessa valigia - che era di colore nero - erano custodite anche alcune confezioni di pasta che, invece, sono state lasciate sopra il letto. Le cronache di allora ricordano che la polizia giudiziaria, che ha effettuato il sopralluogo insieme alla scientifica, ha rinvenuto un copricuscino verde, che si trovava sul divanetto della cucina, dietro la siepe sotto il muro di via della Pergola. Sono state trovate forzate e manomesse anche le persiane del bagno grande e quella della camera della Mezzetti. Stando ai riscontri - che oggi sono entrati a far parte del processo - pare che i due abbiano cercato anche di aprire l'oblò che si apre sul tetto. Gli inquirenti sono riusciti a risalire all'identità dell'extracomunitario grazie a una impronta papillare rinvenuta su del nastro isolante ritrovato all'interno dell'abitazione di via della Pergola, in quanto l'uomo era rimasto pochi mesi prima coinvolto in una vicenda legata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Tutto l'appartamento è risultato rovistato e messo sottosopra, come nell'udienza di ieri hanno confermato i due poliziotti del gabinetto della scientifica che hanno effettuato il sopralluogo sopra citato. Il processo è stato aggiornato al 14 aprile 2016 alle 11 per il completamento dell'istruttoria, l'esame degli imputati e la successiva discussione.