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Chiesa crollata, chieste quattro condanne

Chiara Fabrizi
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Quattro condanne e due assoluzioni. Queste le richieste formulate dal sostituto procuratore Gennaro Iannarone al processo per il crollo della chiesa di San Giacomo di Spoleto, avvenuto il 23 novembre 2010, costato, a vario titolo, l'accusa di disastro colposo e violazione di norme in materia di prevenzione di infortuni e appalti per sei imputati. Il processo è alle battute finali e mercoledì 10 febbraio in aula, di fronte al giudice monocratico Delia Anibaldi, si è assistito alla requisitoria della pubblica accusa e alle prime arringhe delle difese, che però saranno concluse ad aprile quando si tornerà in aula anche per repliche e sentenza. In particolare il sostituto Iannarone ha chiesto la condanna a due anni sei mesi per i direttori dei lavori Daniele Felici e Manuel Peretti e pure per Nicola Falcini, rappresentante legale della ditta che stava eseguendo i lavori, mentre due anni è la richiesta per Paolo Castellana, coordinatore della sicurezza. Per l'accusa, inoltre, non sussisterebbero responsabilità a carico dei due progettisti strutturali Fabrizio Menghini e Andrea Giannantoni per i quali è stata richiesta l'assoluzione. La requisitoria del sostituto Iannarone è stata condivisa nella sostanza dalla parte civile, ossia la parrocchia di San Giacomo, rappresentata in aula dall'avvocato Giuseppe La Spina. In aula la parola è poi passata alle difese con gli avvocati Salvatore Finocchi e Antonio Belardo, legali di Felici, Peretti e Falcini, che hanno incardinato le arringhe sull'assenza di elementi anomali che avrebbero potuto far prevedere il crollo della chiesa, ma anche a una contaminazione degli ambienti prima del sequestro disposto dalla magistratura. In particolare, l'avvocato Belardo ha anche contestato l'accusa di disastro colposo, evidenziando come non si sia mai riscontrato un reale pericolo per la pubblica incolumità.  Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di giovedì 11 febbraio (CLICCA QUI)