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Morto nel rogo: il clochard che sognava di fare il medico

Alessandra Borghi
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Faceva freddo la sera di martedì 29 dicembre. La nebbia penetrante rendeva difficile scaldarsi. Anche nella casa in via del Conventuccio dove Roger, clochard orginario del Nicaragua, aveva trovato ospitalità grazie alla generosità della proprietaria (assente da mesi). Per un po' di calore in più l'uomo, 63 anni, potrebbe essersi affidato a una stufetta di fortuna. Un apparecchio malfunzionante o non posizionato in modo sicuro da cui sarebbe partita qualche scintilla. Chissà se Roger si è accorto di qualcosa. O se il fumo lo ha asfissiato mentre giaceva pesantemente addormentato sul divano. GUARDA LE FOTO DELL'INCENDIO AI TRE ARCHI - LEGGI L'ARTICOLO Forse a causa dell'alcol. Il suo vero demone. La schiavitù da cui non riusciva a liberarsi, come ricordano gli abitanti di Borgo Bello. Se molti degli studenti che vivono nella zona dei Tre Archi a Perugia martedì sera non si sono accorti neanche del viavai di polizia e vigili del fuoco, non pochi residenti “storici” appena la notizia si è diffusa si sono precipitati. “Dov'è Roger? Che cosa gli è successo? Solo ieri mi diceva che ormai era arrivato a una certa età e si aspettava una vita ormai tranquilla. Forse non sarebbe vissuto a lungo, ma morire così...”, diceva disperata una donna. “Faceva parte della nostra zona da sempre - sostiene anche Orfeo Ambrosi, presidente dell'associazione Borgo Bello -. Aveva seri problemi ma, al di là dei suoi eccessi, era dei nostri. Questa fine tragica, insieme ad altri lutti recenti subìti dal quartiere, ci lascia amareggiati”. un ricordo di Roger lo conserva anche l'operatrice Caritas Stella Cerasa, che si occupa della mensa di via Imbriani e del progetto per i profughi. “Tanti anni fa era uno studente di Medicina. Ho tenuto in mano il suo libretto, che non era neanche male. All'epoca, siccome non aveva titoli per rimanere nel nostro Paese, gli proponemmo di rientrare in Nicaragua perché poi lo avremmo aiutato a tornare come studente. Ma lui aveva troppa paura di non riuscire più a rivedere l'Italia. E così rimase irregolare... Questo è stato il suo vero problema, la vera causa di una situazione senza soluzione...”. Ancora una “fotografia” di Roger: “Il 18 luglio al funerale di don Elio Bromuri era elegantissimo. Lo ricordo così, ben vestito e disperato per la scomparsa del sacerdote che gli era stato sempre amico”. Intanto nel quartiere è scattata la mobilitazione per riportare “a casa” i due cagnolini del clochard scampati all'incendio.