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Uccisa nel casolare, così una città è sotto choc

Sandra Biscarini
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In città non si parla che del delitto di "Varesina e delle possibili implicazioni". L'ennesimo fatto di sangue, ha dato fiato ad un'esposizione mediatica che da due giorni ha acceso i riflettori su Città di Castello e l'intera vallata altotiberina. Sconcerto e amarezza, ma anche tanti interrogativi che derivano dalla natura stessa del delitto e dal suo essersi consumato all'interno di un contesto di quotidianità familiare.  GUARDA LE FOTO - FOTO 2 Al netto delle singole responsabilità che sono materia di indagine, il delitto di Varesina ha scosso nuovamente la provincia. La "tranquilla provincia" che oggi non si sente né al sicuro né tantomeno al riparo da episodi efferati e da forme di brutalità un tempo relegate a contesti urbani più grandi e complessi. Con tutto quello che la cronaca nera, nell'era della comunicazione globale, comporta. Anche dopo la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati del figlio minore di Anna Maria Cenciarini, fin dalle prime ore del mattino giornalisti di testate locali e nazionali hanno acceso focus con dirette e approfondimenti sui maggiori programmi televisivi. Poi quando si è diffusa l'indiscrezione di una possibile accelerazione nelle indagini, un folto capannello di persone (non solo giornalisti ma anche tanti semplici cittadini) ha raggiunto la locale caserma dei carabinieri quasi in attesa del possibile colpo di scena.