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Accusò carabinieri di violenza sessuale: a processo per calunnia

Roberto Minelli
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E' stata rinviata a giudizio per calunnia la 23enne prostituta dell'Est che aveva accusato due carabinieri della compagnia di Perugia di violenza sessuale. La svolta era arrivata nel maggio 2013, quando gli esami scientifici sulla donna avevano dato esito negativo. Archiviata l'accusa, è partito il processo per calunnia a carico della donna. Il giudice per l'udienza preliminare Giangamboni - pm Casucci - ha deciso per il rinvio a giudizio. I due uomini in divisa, difesi da Alessandro Vesi, si sono costituiti parte civile. Tutto ha avuto inizio la notte tra il 12 e il 13 marzo di due anni fa quando la sedicente vittima si stava prostituendo lungo la strada Trasimeno Ovest. Un racconto apparso scioccante: “Ero su quella strada quando una macchina dei carabinieri ha rallentato e i due uomini che erano dentro mi hanno guardato, poi hanno proseguito. Nel frattempo si è fermato un cliente e mi sono appartata con lui nel posto dove vado sempre. Quando è terminato il rapporto con il cliente è arrivata la macchina dei carabinieri. Uno è sceso, l'altro è rimasto in macchina. Ha chiesto i documenti sia a me che all'uomo che era con me. Poi ha mandato via il cliente”. La giovane donna era scesa nei particolari. “Ha iniziato a toccarmi, nelle parti intime, io gli ho detto di non farlo, ma lui mi ha detto che mi avrebbe portato in caserma”. E ancora. “Mi ha messo una mano sulla testa, spingendomi ad un rapporto orale. Poi ha detto che voleva di più. Era sempre più insistente. Mi ha girato, e mi ha penetrato senza indossare un preservativo. L'altro è rimasto in macchina e ha spento i fari. Quando ha finito se ne sono andati. Io ho iniziato a camminare, ho telefonato a degli amici. Mi sono diretta verso la Questura poi mi hanno raggiunto in macchina e mi hanno accompagnato”. In base alla denuncia sono scattati gli esami irripetibili sui reperti biologici, su richiesta del pm Casucci e dell'allora giudice per le indagini preliminari Alberto Avenoso. La donna è stata condotta in ospedale per tutti gli accertamenti di rito: analisi del sangue e tamponi vaginali. Tra il materiale conservato anche gli indumenti intimi che indossava quella notte. I risultati dei test hanno completamente scagionato i militari. La donna non si è presentata all'incidente probatorio facendo perdere le sue tracce.E' così finita sul banco degli imputati con l'accusa di calunnia.