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Una chat all'origine della follia omicida di Rosi

Maurizio Muccini
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Non può non aver sentito quelle grida assordanti provenienti dalla sua cameretta. Non può non aver udito quei due colpi, sparati a distanza ravvicinata. Non può non essersi reso conto di tutto quell'orrore, che segnerà definitivamente la sua vita. E chissà cosa avrà chiesto in lacrime al padre - che aveva appena ammazzato sua madre - nel momento in cui è stato prelevato dal bagno con i capelli ancora bagnati per essere affidato alla zia che abita proprio al secondo piano della stessa villetta di Perugia. Sei anni bastano per capire tutto. Dietro a questo omicidio i pensieri non possono che correre verso di lui, vittima innocente della furia del papà. E quello di lunedì 30 novembre sarà per sempre per il piccolo un giorno devastante, vista l'udienza al tribunale dei minori per decidere sull'affidamento. Dagli atti dell'inchiesta - Ora spunta una chat. Direttamente dal computer di casa, che veniva usato da entrambi i coniugi. Da dove, con molta probabilità, tutto potrebbe avere avuto inizio. Con quel rapporto diventato a dir poco turbolento e con le violenze inflitte da Francesco Rosi a Raffaella Presta. Perché lui, da quel messaggio (come riferito al giudice durante l'interrogatorio) avrebbe scoperto la presunta relazione extraconiugale della poveretta, da sempre sospettata. Erano i primi giorni di dicembre dello scorso anno. Chat il cui contenuto è piombato proprio negli atti firmati dal gip Claudiani. Dove si parla di confidenze tra la donna e un autista di autobus (sempre secondo le tesi di Rosi). “Frasi esplicite - vengono definite dalla difesa dell'omicida - che avrebbero mandato letteralmente fuori di testa l'uomo”. Da qui le liti, continue e tremende. Con tanto di richiesta di separazione da parte di lei, non accettata naturalmente da lui. Con quelle denunce minacciate e mai fatte, fino ad arrivare alla confessione all'amica del cuore: “Non posso denunciarlo, lui mi vuole ammazzare”. Rosi era convinto che Raffaella stesse per andare via di casa, probabilmente con l'altro uomo. Cosa che viene confermata anche da un'altra testimonianza raccolta dai carbinieri. Dopo la scoperta del tradimento “lei voleva lasciarlo. Lui la supplicò di non farlo, poi iniziò a picchiarla”. E il 17 novembre scorso, poco prima di essere uccisa, c'è pure una foto della mamma con il viso tumefatto che arriva via telefono al fratello. Quel fratello con cui si sentiva tramite una sim segreta, di cui Rosi non conosceva l'esistenza. Mura di casa diventate per lei una prigione, sempre sorvegliata a vista, seguita, denigrata e presa a botte. Fino alla tragedia. Con quei due spari che hanno spezzato i suoi 40 anni. Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di lunedì 30 novembre (CLICCA QUI)