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Fiumi di coca per medici e imprenditori: due fratelli a capo della banda

Maurizio Muccini
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Fiumi di droga. In gran parte cocaina, proveniente direttamente dal Brasile attraverso veri e propri corrieri ovulatori. Ma anche grossi quantitativi di hashish, che da Roma viaggiavano addirittura nei furgoncini della distribuzione del pesce. Che finivano soprattutto nelle mani della “Perugia bene”, cioè clienti insospettabili (tra cui titolari di importanti locali da ballo, medici e titolari di studi tecnici). Ma non solo. Interessato al “mercato” c'era pure il territorio dell'Altotevere, dove l'intera inchiesta era di fatto partita tempo fa dopo una clamorosa confessione. Che di fatto aveva portato agli arresti della polizia locale per traffico internazionale di stupefacenti e al procedimento giudiziario nei confronti di quella che appare a tutti gli effetti una banda ben organizzata. Procedimento che è andato in scena proprio giovedì 19 novembre davanti al giudice per l'udienza preliminare Andrea Claudiani. Sei le persone attualmente coinvolte (tutti italiani dai trenta ai quarantacinque anni di età) che devono rispondere di oltre quaranta reati contenuti nel capo d'imputazione firmato dal pubblico ministero Mario Formisano. Mentre per altri soggetti indagati si prospetta il giudizio in udienze parallele già in corso nella Capitale. Ma andiamo per ordine. Partendo dal lontano anno 2013, quando un giovane viene ricoverato d'urgenza all'ospedale per un grave malore, al punto da finire in coma. Lui aveva ovuli di cocaina in corpo (uno si era rotto), in numero tale da rischiare addirittura la vita. Per fortuna tutto va per il verso giusto. E una volta ripresosi, ecco che l'uomo vuota completamente il sacco. E da qui il quadro appare chiaro. Gli investigatori scoprono l'organizzazione, al vertice della quale ci sarebbero due fratelli tifernati (entrambi difesi dagli avvocati Gianni e Eugenio Zaganelli) che avrebbero creato - sempre secondo quanto ipotizzato dall'accusa - un vero e proprio canale internazionale dello spaccio. Uno si sarebbe occupato dei contatti diretti con il Brasile (mezzo chilo di cocaina a viaggio), l'altro avrebbe invece tenuto rapporti con la Capitale (dieci-quindici chili di hashish a tratta). Intorno a loro diversi “cavallini” ovulatori, pronti a piazzare lo stupefacente in tutta la provincia. Dopo le prime schermaglie, si entrerà nel vivo della questione nel mese di febbraio prossimo.