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Abusa di una tredicenne sullo scuolabus: autista condannato anche in appello

Maurizio Muccini
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Erano stati gli insegnanti ad accorgersi subito che qualcosa non andava. Che la loro piccola alunna non era più lei. “Sembrava assente, triste, chiusa in se stessa”, avevano più volte ribadito. Fino a segnalare quello strano comportamento della tredicenne direttamente alla madre (di origini straniere). Che, in poco tempo, riusciva a strappare alla figlia una verità che nessuna madre avrebbe voluto sentire. E precisamente il dramma di una adolescente vittima di abusi sessuali, da parte di quell'anziano autista di scuolabus che era solito accompagnarla tutti i giorni a lezione. Una persona fidata, che mai in precedenza aveva tentato di molestarla. Da qui l'immediata denuncia ai carabinieri (risalente all'ottobre 2011) e un lungo procedimento giudiziario che alla fine, dopo drammatiche rivelazioni e infuocate testimonianze, aveva portato ad una sentenza di condanna con l'abbreviato a tre anni e 4 mesi di reclusione nei confronti dell'allora responsabile del servizio navetta dell'Eugubino (il pubblico ministero Gemma Miliani ne aveva chiesti il doppio). Oltre a un risarcimento alle parti offese di 10mila euro. Un verdetto, quello emesso dal giudice per l'udienza preliminare Luca Semeraro, subito impugnato. Tanto che venerdì 13 novembre i drammatici fatti sono piombati davanti ai giudici della Corte d'Appello di Perugia. Con l'incubo che, inevitabilmente, si è di nuovo materializzato. “Tutto era stato normale fino a quando - è stato ribadito nella drammatica ricostruzione - nelle vicinanze dell'istituto scolastico tutti gli altri passeggeri erano già scesi. Allora l'autista, che aveva imboccato la direzione di casa dell'adolescente, come d'abitudine - le avrebbe detto di sedersi accanto a lui”. A quel punto, stando all'accusa, “lui avrebbe allungato le mani, cogliendola letteralmente di sorpresa. Dopo i primi palpeggiamenti - sempre secondo il ricco capo d'imputazione - il conducente avrebbe fermato improvvisamente il bus, costringendola a subire atti sessuali (le avrebbe addirittura tolto anche alcuni indumenti e sarebbero seguiti altri odiosi toccamenti)”. Se la difesa, rappresentata dai legali Piero Pieri e Francesca Pieri, ha sempre sollevato dubbi sulla attendibilità dei racconti (l'imputato, in tutte le fasi dibattimentali si era dichiarato innocente, sostenendo che tutto sarebbe nato da un equivoco), l'avvocato delle parti offese Mario Monacelli ha invece sottolineato che la denuncia della giovane ha sempre trovato “riscontri oggettivi”. Un racconto di fatto “perfettamente circostanziato”, anche in riferimento ai luoghi attraversati durante quel percorso sullo scuolabus, per la tredicenne trasformatosi in un inferno. Dopo un botta e risposta delle parti in causa, si è arrivati alla sentenza (sbarcata in aula dopo una breve camera di consiglio). Con la corte che ha confermato la condanna a tre anni e quattro mesi inflitta in primo grado all'ex autista, stabilendo un risarcimento alle parti civili di ben cinquantamila euro (quaranta in più rispetto a quanto stabilito in precedenza).