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Assegni "facili" alle poste, due condanne: assolta ex direttrice

Pamela Bevilacqua
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Poste di Piedipaterno, si è chiuso il processo penale davanti al collegio del tribunale di Spoleto per un giro di assegni “facili” di oltre un 1.200.000 euro. Assoluzione con formula piena per la direttrice (all'epoca dei fatti) dell'ufficio postale accusata di peculato. Una vittoria per la donna, che difesa dall'avvocato Gaetano Puma, ha sempre sostenuto e ribadito la sua estraneità ai fatti. Condannati invece per associazione a delinquere altri due imputati. Condanna di tre anni e mezzo e quattro anni e mezzo per un commerciante romano da tempo residente nello Spoletino e un reatino. Altra assoluzione invece per il quarto imputato. Per l'accusa e per il collegio penale dunque solo due degli imputati sono responsabili dei reati che venivano loro contestati. Il castello accusatorio parla di un'organizzazione che apriva con poche centinaia di euro conti correnti in diverse banche, in particolare del Reatino, e in questo modo ottenevano blocchetti d'assegni - stando alle accuse - che poi erano utilizzati per operazioni compiute presso l'ufficio postale di Piedipaterno. In particolare sarebbero stati utilizzati per vaglia on line poi subito riscossi o per versamenti su conti correnti postali intestati a persone difficilmente individuabili. Inoltre sarebbero stati impiegati per ottenere assegni circolari sempre delle Poste. Tutti per importi di molto superiori (anche di 20-50.000 euro) rispetto al denaro effettivamente depositato in banca. Dall'inchiesta era emerso che l'unica dipendente dell'ufficio postale avrebbe autorizzato le operazioni senza attendere la comunicazione che gli assegni erano coperti. Ma secondo i giudici, al termine del dibattimento, lei è innocente. La vicenda venne alla luce nel 2005. Nel corso del procedimento, sempre davanti al collegio penale, c'era stata l'uscita di scena di 17 dei 21 imputati iniziali, che erano stati graziati dalla prescrizione. Il processo era andato avanti per i soggetti rimasti sotto accusa per associazione a delinquere e peculato. Il verdetto finale, in primo grado, è quindi di due assoluzioni e due condanne.