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Falso e truffa, indagati 96 dipendenti dell'ospedale

Pa. Pul.
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Non è dato sapere se il pm Giuseppe Petrazzini e il Nas di Perugia hanno avuto altre e più delicate inchieste tra le mani, oppure se la necessità di acquisire elementi è stata particolarmente impegnativa, fatto sta che le indagini su dipendenti dell'ospedale di Città di Castello per truffa ai danni del servizio sanitario sono durate tre anni; quelle su Gubbio sei mesi, così come quasi tutte le altre. Detto questo, alla fine il pm Petrazzini ha deciso di inviare l'avviso di conclusioni delle indagini a di 96 dipendenti dell'ospedale di Città di Castello-Umbertide: una quindicina di medici, mentre quasi tutti gli altri indagati sono infermieri professionali, oltre a qualche operatore socio-sanitario e altre figure non tecniche. Secondo le risultanze delle indagini, queste persone non solo avevano fatto saltare le file a conoscenti o parenti, ma con falsi ricoveri o artifizi vari avevano eluso anche il pagamento dei relativi ticket. Adesso gli indagati hanno 20 giorni di tempo per nominare i propri legali di fiducia e fornire al giudice per le indagini preliminari le proprie controdeduzioni. Quando nel 2012 scoppiò l'inchiesta, che aveva riguardato l'intero sistema sanitario regionale, l'allora Asl 1 fece subito i riscontri interni e calcolò pure il danno erariale che poteva esserle imputato dalla Corte dei conti. Una stima di mancati introiti per Città di Castello-Umbertide di circa 42mila euro, che vennero sin dall'epoca recuperati; in alcuni casi si tratta di solo qualche euro, ma in altri le somme erano ben superiori, in un caso 1.200 euro, in un altro 800, in un altro ancora 700. Addirittura sono stati anche assunti dei provvedimenti disciplinari dopo l'audit interno richiesto dall'attuale direttore generale Legato. E' chiaro che seppure il danno erariale non sussista più, questo non elimina il procedimento penale di cui dovranno rispondere i 96, se ritenuti colpevoli delle accuse loro mosse dal pm Petrazzini, che li accusa di truffa aggravata per aver favorito l'accesso facilitato di familiari, parenti e amici ad analisi e altre prestazioni sanitarie. Per ottenere questo avrebbero utilizzato i sistemi interni a mezzo accesso con password o con altri artifici. La maxi inchiesta che ha scosso l'intera sanità umbra ha portato alla denuncia complessiva di 800 persone del sistema sanitario che adesso dovranno risponderne davanti ai giudici.