Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Camorra, catturato il boss: tradito da un tatuaggio

L'arresto del boss (foto Principi)

Roberto Minelli
  • a
  • a
  • a

Mafia, camorra, ‘ndrangheta. Parole che iniziano a circolare con troppa facilità nel Ternano. Ormai non si tratta più solo di un campanello d'allarme. Le cosche sempre più spesso si “affacciano” in un territorio considerato appetibile. Negli ultimi tempi gli episodi sono stati diversi. Si cominciò con l'arresto di un dipendente della Usl 2 nel dicembre del 2013 (LEGGI L'ARTICOLO). Impiegato modello di giorno e camorrista fuori dall'orario di lavoro, l'insospettabile si era infiltrato nell'ufficio di via Bramante che gestisce gli appalti per le manutenzioni. Ma sulla città si sono allungati anche i tentacoli della ‘ndrangheta se è vero che a giugno dello scorso anno a finire dietro le sbarre furono il titolare di un noto studio odontoiatrico e sua sorella (LEGGI L'ARTICOLO). La moglie dell'uomo, invece, fu denunciata. I tre finirono nella rete di quella che gli inquirenti definirono “Operazione Mediterraneo”: 54 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di affiliati alla cosca Molè. L'alto numero di detenuti pericolosi ospitati dal carcere ternano, di certo favorisce lo sviluppo in città di fenomeni inimmaginabili fino a qualche anno fa. Il giovane boss della camorra Pasquale Sibillo è stato arrestato mercoledì 4 novembre (LEGGI L'ARTICOLO) mentre era in auto con un familiare da agenti della squadra mobile di Terni insieme a colleghi della questura di Napoli che appunto da giugno erano sulle sue tracce. Viveva in un appartamento del centro storico di Terni insieme a due familiari, sempre del clan Sibillo, che gli hanno dato rifugio. GUARDA LE FOTO DELL'ARRESTO - GUARDA IL VIDEO Al momento sembra che la presenza di Sibillo a Terni derivi dal fatto che alcuni esponenti del suo clan siano detenuti nel carcere di Sabbione. Molto dimagrito, sbarbato, un'altra pettinatura, aveva un aspetto diverso da quello rimandato dalle foto segnaletiche. Ma gli agenti erano sulle sue tracce. Nessun documento con sé, il camorrista è stato riconosciuto da un tatuaggio stampato sull'avambraccio sinistro raffigurante delle carte da gioco. L'esame dattiloscopico eseguito poco dopo in questura ha tolto ogni dubbio: il fermato era proprio lui, Pasquale Sibillo, il camorrista super latitante.