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Investita e uccisa, pirata senza braccialetto: "C'è pericolo di fuga"

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“E' l'ennesima beffa, il fatto che Fazli Ametovski sia ai domiciliari senza braccialetto elettronico non fa che aumentare le preoccupazione per un eventuale pericolo di fuga”. Così l'avvocato Aurelio Pugliese, il legale nominato dalla famiglia di Anna Rita Guerrini, la donna di 60 anni rimasta vittima del terribile incidente di Sant'Eraclio mentre con la cognata - gravissima in ospedale - attraversava via Santocchia sulle strisce pedonali. Fa discutere, e non poteva essere altrimenti, il fatto che il giovane macedone di 19 anni sia rimasto senza il dispositivo elettronico previsto dal gip nel momento in cui erano stati concessi i domiciliari. Rigidissimi, ovviamente, i controlli cui viene sottoposto da parte delle forze di polizia. Ma ciò non basta a chi vedeva nella custodia cautelare in carcere una garanzia in più. Eppure, per il gip i domiciliari andavano concessi “in considerazione dell'ammissione degli addebiti e della giovane età del ragazzo per la quale appare più idonea la meno gravosa fra le due opzioni. Essa - si legge nell'ordinanza - risulta proporzionata ai delitti in contestazione e salvaguardia anche dal pericolo di fuga”. Sul fatto è stata anche interpellata il legale di Fazli Ametovski, Donatella Panzarola, che ha sottolineato come “le motivazioni che hanno spinto il gip a disporre la scarcerazione con la conseguente adozione del provvedimento degli arresti domiciliari, siano dovute al caso che la natura del fatto avvenuto è chiaramente colposa. Inoltre va evidenziato che l'indagato insieme al fratello si sono adoperati ben due volte per chiamare i soccorsi”. L'avvocato Panzarola ha anche sottolineato, in relazione alla mancanza del braccialetto elettronico, che “questo rappresenta solo una modalità esecutiva e che i domiciliari sono comunque una restrizione della libertà”. Il caso è comunque tutt'altro che chiuso. Ora si attende il risultato dell'esame tossicologico che dovrà evidenziare se il giovane fosse drogato al momento dell'incidente o se le tracce di cocaina rilevate nel sangue al momento dell'arresto fossero relative - come ha detto il giovane macedone - a un'assunzione della sera precedente. E si attende anche il risultato dell'autopsia che dovrà dire senza margini di dubbio se la morte della sessantenne sia dovuta allo schianto o al successivo trascinamento del corpo, per quasi 500 metri.