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Investita e uccisa, pirata della strada resta senza braccialetto

L'auto che ha travolto le due donne

Catia Turrioni
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Il pirata della strada è tornato a casa ma senza braccialetto elettronico. Il caso di Fazli Ametovski - il ragazzo di 19 anni che sabato 10 ottobre ha investito e ucciso Anna Rita Guerrini, 60 anni, e ferito gravemente la cognata di 61 prima di scappare lungo via Santocchia (LEGGI L'ARTICOLO) - è di quelli destinati a far discutere. Il sostituto procuratore Gennaro Iannarone, nella sua richiesta di custodia cautelare in carcere, spiegava come per il giovane macedone accusato di omicidio colposo e omissione di soccorso potesse sussistere un pericolo di fuga in quanto “non risulta avere una stabile dimora ed inoltre gli è stato rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno per cui è altamente probabile che il soggetto, venendosi a trovare in una situazione di sostanziale clandestinità, possa rendersi irreperibile”. Il gip Daniela Caramico D'Auria, nel respingere la richiesta, aveva però disposto l'obbligo del braccialetto, un sistema di controllo elettronico delle persone sottoposte alla misura degli arresti domiciliari. Il problema è che questo dispositivo costa (“Si sarebbe speso meno da Tiffany o da Bulgari”, commentò qualcuno quando entrò in funzione) per cui le casse dello Stato hanno permesso di noleggiarne soltanto una minima quantità. Il numero massimo di braccialetti forniti dalla Telecom è di 2000, ma quelli effettivamente usati sono molto meno: appena 90 nel 2014. Mentre prima il detenuto restava in carcere fino a quando non si aveva disponibilità del braccialetto elettronico ora, con una sentenza depositata lo scorso 25 agosto, la Cassazione ha stabilito che il giudice non può decidere di applicare o mantenere la custodia in carcere nei confronti di un imputato per il solo fatto che tutti i braccialetti elettronici disponibili siano utilizzati. Quindi, per tornare al caso specifico, se il giudice ha ritenuto che Fazli Ametovski è meritevole di ottenere gli arresti domiciliari con l'installazione del braccialetto elettronico non può poi cambiare idea per il solo fatto che non vi sono braccialetti disponibili, ma deve comunque applicare i domiciliari senza l'utilizzo del congegno. E così è stato per il giovane macedone. Rassicura, comunque, il legale del ragazzo, l'avvocato Donatella Panzarola: “Il braccialetto elettronico è soltanto una modalità di esecuzione, gli arresti domiciliari sono di fatto una restrizione della libertà personale a tutti gli effetti, il controllo fisico delle forze dell'ordine è rigidissimo. Peraltro, Fazli Ametovski è nato in Italia, parla perfettamente italiano, ha qui tutta la sua famiglia. Dove vuole che vada?”. Restano le lacrime amare dei familiari della vittima che continuano, attraverso il loro legale, l'avvocato Aurelio Pugliese, a lanciare appelli affinché sia fatta giustizia.