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"Subito piazza David Raggi": al vaglio azioni civili contro lo Stato

A destra Diego, fratello di David Raggi, insieme all'avvocato Proietti

Antonio Mosca
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All'indomani della sentenza che ha condannato Amine Aassoul a 30 anni di carcere, i rappresentanti del comitato, costituito con il sostegno di circa 7.000 ternani, fanno sapere di avere depositato formalmente in Comune l'istanza per il cambio di nome di piazza dell'Olmo in piazza David Raggi. LEGGI L'ARTICOLO SULLA CONDANNA AD AMINE AASSOUL L'obiettivo è quello di ricordare il giovane e i suoi valori proprio nel luogo dove il 12 marzo scorso fu ucciso dal giovane marocchino, ora rinchiuso nel carcere di Spoleto (LEGGI L'ARTICOLO).“La mano dell'assassino - dicono dal comitato - non è però riuscita a uccidere la bellezza dell'animo di David, il suo altruismo, il suo profondo senso civico, il suo sapersi donare agli altri, senza risparmiarsi. “Non aggiungere violenza ad altra violenza”: sono le parole che il papà di David ha pronunciato nei giorni seguenti alla tragedia, facendosi interprete e messaggero di quello che suo figlio avrebbe voluto. È per mantenere vivo il ricordo di David che è nata l'idea di intitolargli l'attuale piazza dell'Olmo. Sappiamo - puntualizzano - che per le persone decedute da meno di 10 anni è consentita una deroga nel caso, come David, si siano distinte per particolari benemerenze. Questa facoltà di deroga, dal 1992, è stata delegata alle Prefetture, che rilasciano l'autorizzazione. Abbiamo riscontrato grande disponibilità da parte del Comune, della Prefettura e della Deputazione di storia patria dell'Umbria. Ora attendiamo fiduciosi dal Comune e dal nostro sindaco l'ultima e positiva parola a favore di piazza David Raggi”. Intanto mentre la difesa dell'imputato presenterà appello contro la sentenza, l'avvocato Massimo Proietti, legale di parte civile, non esclude la possibilità di “proporre altre azioni civili per accertare le eventuali responsabilità di altri soggetti, tra cui lo Stato e gli organi competenti in materia di immigrazione, visto che, al momento del tragico fatto, l'imputato non aveva alcun titolo per stare in Italia”.  Articolo completo nel Corriere dell'Umbria di giovedì 1 ottobre (CLICCA QUI)