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Eredità contesa, due sorelle a giudizio

Roberto Minelli
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Storia di una eredità contesa. Che diventa oggetto di scontro familiare. Al punto da sbarcare dritta in tribunale. Con due sorelle che ora devono difendersi dall'accusa di appropriazione indebita. “Per aver sottratto - si legge nel ricco capo d'imputazione - del denaro (un tesoretto stimato intorno ai 55mila euro) da alcuni conti correnti del defunto, compagno della madre”. Loro, nate dal primo matrimonio della madre, avevano un conto cointestato con l'uomo. E ciò - secondo la difesa rappresentata dall'avvocato Paolo Spacchetti - non “impediva alle stesse, che avevano potere di firma, di prelevare”. Ma in questo processo le parti offese sono i nipoti del defunto, che invece ribadiscono che in assenza di un vero e proprio testamento solo loro i veri e unici eredi (i due sono difesi dall'avvocato Diego Lacchi). Nel corso dell'ultima udienza davanti al giudice Anna Rita Cataldo sono stati ascoltati i due nipoti del defunto e la direttrice dell'ufficio postale di Gaifana di Nocera Umbra. Con quest'ultima che ha riferito in aula “che in caso di morte, deve essere presentato un certificato. E quando si è provveduto a prelevare del conto, nessuno era a conoscenza della scomparsa del cliente”. Un punto in favore dell'accusa, quindi. Ma la battaglia è destinata a proseguire. E senza esclusione di colpi. A partire dalla prossima udienza, già fissata al febbraio del prossimo anno.