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Mafia, cento beni sequestrati in dodici mesi

Alessandro Antonini
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Cento beni sequestrati alle mafie e tre confiscati in dodici mesi. Precisamente dal 1 agosto 2014 al 31 luglio di quest'anno. Il dato viene ufficializzato dal Viminale, con tanto di tabella pubblicata sul sito (www.interno.gov.it) allegata all'ultimo twitt del ministero dell'Interno sulla sicurezza in agosto. Il cuore verde non compare tra le prime sei regioni interessate dalle operazioni sulle “mafie codificate” (‘ndrangheta, camorra, cosa nostra, sacra corona unita) e criminalità organizzata, tuttavia con i cento sequestri in un anno (8,3 ogni 30 giorni, più di due a settimana) supera di gran lunga - per numeri assoluti - una regione parigrado e dirimpettaia come le Marche (18 beni sequestrati, 2 confiscati), collocandosi in buona classifica se i dati vengono rapportati alle popolazioni delle singole regioni. Una conferma ulteriore che le infiltrazioni in Umbria sono un fenomeno da non sottovalutare, per cui è necessario tenere sempre alta la guardia. Così per l'allarme racket lanciato in queste pagine dalla Federconsumatori di Perugia nella zona di Ponte San Giovanni (LEGGI L'ARTICOLO), più volte interessata da inchieste su ‘ndrangheta e camorra, si accedono i fari. Per capire se la chiusura di almeno tre negozi negli ultimi tempi sia ricollegabile - come sostiene l'associazione che difende gli utenti, sulla base di alcune testimonianze - proprio alla richiesta di pizzo. Il nodo dei tentacoli mafiosi nel cuore verde è ormai cosa nota. Nel novembre del 2014 in occasione di un convegno alla presenza della presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, il prefetto di Perugia aveva messo in evidenza una serie di dati inoppugnabili sull'intreccio tra criminalità organizzata, traffico di droga e sfruttamento della prostituzione. Il dato clamoroso riguarda proprio la criminalità organizzata di stampo mafioso. Ben 83 soggetti in Umbria sono sottoposti a sorveglianza speciale. Negli ultimi anni però l'inversione di tendenza. Tre inchieste importanti sulle mafie (tutte a Ponte San Giovanni, ndr). L'intensificazione dei servizi di polizia e l'espulsione di stranieri spacciatori. Nel triennio 2012-2014 il questore di Perugia ha firmato 1.100 provvedimenti contro immigrati irregolari su suolo provinciale. Nei primi otto mesi 2015 sono 202, di cui 49 accompagnamenti alla frontiera, 60 al Cie, 67 ordini di lasciare l'Italia entro 7 giorni e 26 soggetti intimati a uscire dal suolo nazionale. A Perugia un clandestino su due è stato espulso. Più del 50% viene rintracciato e rispedito a casa in poche ore. Sul fronte degli stupefacenti l'operazione di contrasto con l'espulsione e l'accompagnamento ai Cie è fondamentale. Da quando Perugia ha dato segni di inasprimento dei controlli c'è stato uno spostamento dei traffici altrove. A Perugia sono stati arrestati ‘ndranghetisti e camorristi residenti. Le inchieste condotte dagli inquirenti hanno dimostrato che l'Umbria è terra di “riciclaggio di denaro e soggetti mafiosi si inseriscono silenziosamente, senza dare scandalo”. Sono le parole dello stesso prefetto De Miro pronunciate non più tardi di nove mesi fa. Negli stessi giorni arrivava a compimento la prima inchiesta sulla ‘ndrangheta a Ponte San Giovanni ribattezzata “Quarto passo”. Alcuni di questi sequestri - che rimpinguano il dato iniziale - sono stati tuttavia revocati nel prosieguo dell'iter giudiziario.