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Gli pignorano lo stipendio per debiti altrui: ecco la causa

Alessandra Borghi
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Due nomi uguali. Capita eccome. Perché di “Mario Rossi”, per fare un esempio, ce ne sono tanti nella Penisola. Ma le cose possono ingarbugliarsi terribilmente se le coincidenze in fatto di dati anagrafici si estendono. Perché, in tal caso, i sistemi automatici di calcolo del codice fiscale vanno in tilt. O meglio, come sembra dimostrare la disavventura in cui è incappato un dipendente pubblico di origini straniere e residente a Perugia, il rischio è che sia prodotto un risultato identico per persone diverse. Il codice fiscale del dipendente pubblico in parola è infatti risultato uguale a quello di un altro uomo. Conseguenza: un pignoramento del quinto dello stipendio per 16mila euro di tasse, multe e contributi non pagati. Tutti soldi che non sono dovuti dall'interessato che da tempo, fra solleciti e istanze, sta cercando di dimostrarlo pienamente grazie all'assistenza dell'avvocato Massimo Brazzi. Ma facciamo un passo indietro. Il caso di “omocodia”, un fenomeno non così raro (online si legge che nel 2000 i casi erano ben 24mila, con una media di 1.400 nuovi episodi all'anno), emerge circa due anni fa. Lo straniero residente a Perugia inizia a sospettare di avere un “gemello fiscale” quando Equitalia aziona un pignoramento. I crediti che verso di lui si vorrebbe far valere, infatti, riconducono all'Agenzia delle entrate di un'altra regione. Così l'interessato scopre di avere un omonimo con la stessa data di nascita e del suo stesso paese natale ma residente altrove in Italia. Tra i nomi l'unica differenza è una lettera, ma, trattandosi di quella finale, non avrebbe inciso sulla determinazione del codice. Fatto sta che l'omonimo residente fuori dell'Umbria risulta non aver pagato tasse, multe e il contributo annuale dovuto alla Camera di commercio. Va detto che la notifica dei titoli di credito, come spiega il suo legale, non è avvenuta presso il malcapitato residente a Perugia. Nei suoi confronti è scattato direttamente il pignoramento di un quinto dello stipendio. È stato così per alcuni mesi. Perché Equitalia non può tornare sui suoi passi finché non c'è un contrordine da parte dell'ente creditore. “La legge non consente opposizione all'esecuzione per un credito dello Stato, ma solo l'istanza di sospensione del pignoramento in attesa che si risolva l'omocodia”, spiega inoltre l'avvocato Brazzi. L'istanza è stata fatta, ma per chiudere la vicenda è necessario che ciascuno degli enti creditori (in questo caso tanti: enti territoriali, Camera di commercio, Prefettura, tutti fuori dell'Umbria) formalizzi lo sgravio. Ogni volta che ciò avviene, l'interessato, per mezzo del suo legale, deve farlo presente al giudice. A ottobre di quest'anno la prossima udienza. Ci sono voluti circa due anni per avere un nuovo codice fiscale e il pignoramento non è ancora annullato ma solo congelato. Per di più, i soldi prelevati nei primi mesi non sono ancora stati resi malgrado istanze e solleciti. Come al solito, se il cittadino ritarda nel pagare quanto dovuto allo Stato sono subito sanzioni e se deve riavere qualcosa indietro non c'è fretta.