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Sepolta 66 ore dopo il decesso, disagi a non finire per i familiari

Giuseppe Magroni
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Aspetta 66 ore prima di essere seppellita. Un fatto che ha provocato grande disagio ai familiari di un'anziana di 85 anni morta venerdì 17 luglio, assistita dal marito e dai parenti nella sua abitazione di Villaggio Italia. A distanza di alcuni giorni il fatto viene denunciato da Vittorio Rizzo, ex consigliere comunale socialdemocratico e oggi dirigente dell'associazione Sicurezza e legalità. “Venerdì 17 luglio - scrive Rizzo - alle 19,45 moriva una donna di 85 anni assistita dai suoi cari. L'ora del decesso e la necessità legale di attendere 24 ore per provvedere al rito della sepoltura costringevano i parenti a chiedere al parroco la celebrazione della messa funebre per la mattina di domenica 19. Con stupore di tutti, il prete esprimeva un secco rifiuto ad accogliere la salma per il rito perché di domenica si celebrano le messe, non i funerali. Strano sistema - commenta Rizzo - quello che dice di accogliere tutti indistintamente e poi si rifiuta di applicare i valori etici e spirituali alla base dell'umana convivenza: le esequie ad una vecchia che ha avuto la doppia sfortuna, di morire e di venerdì sera”. Si torna poi al disagio patito dai familiari: “L'anziana viveva con il marito in un appartamento molto piccolo: camera da letto, cucina, bagno e saletta. Il marito ha dovuto dormire col cadavere della moglie per tre notti”. I funerali si sono finalmente celebrati il lunedì successivo, alle 11, nella chiesa di Villaggio Italia. Ma i disagi sono continuati al cimitero centrale di Terni. “Siamo arrivati al cimitero - racconta - poco prima delle 11. Siamo rimasti fermi mezz'ora esatta al cancello centrale, poi ci siamo spostati e siamo arrivati al luogo della tomba dove c'erano già i muratori ad aspettarci, ma non potevano toccare nulla prima dell'arrivo della squadra per l'inumazione. I servizi, efficienti, del Comune non avevano provveduto in tempo utile, pur allertati correttamente, ad inviare il personale per l'inumazione, il solo che per legge può depositare il feretro nella tomba. La squadra in questione, di una cooperativa titolare dell'appalto, stava a Cesi per un altro servizio funebre. Dovevano essere in quattro, ma sono arrivati in due”. L'inumazione alle 12,30, un'ora e mezza dopo l'arrivo del feretro al cimitero, “in una situazione igienica di disagio per tutti, ma di particolare precarietà per un essere umano deceduto da ben 66 ore”.