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Scandalo "Protesi d'oro": Asl e Regione si costituiscono parte civile

Maurizio Muccini
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Tredici persone imputate. Tra medici, impiegati di distretti sanitari e titolari di sanitarie. A cui viene contestata l'associazione per delinquere per fatti accaduti dal 2002 al 2009. Con ipotesi di reato che vanno dalla corruzione al falso ideologico, fino ad arrivare alla truffa e alla frode nell'esercizio del commercio. Stiamo parlando della ormai nota inchiesta-scandalo delle “protesi d'oro”, che apre uno spaccato squallido su una possibile gestione della sanità pubblica che lucra sulle salute e sulla sofferenza del malato. A partire dalle carrozzine e dalle scarpe ortopediche. E proprio martedì 23 giugno la brutta vicenda è tornata davanti al gup Carla Giangamboni. Che ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile da parte dell'Asl e della Regione. In aula è stato poi fissato un nuovo calendario, che appare a dir poco ricco di udienze. Proprio con l'intento di arrivare al rinvio a giudizio o meno nel minor tempo possibile. Primo round il 4 novembre con le conclusioni del pm (Mario Formisano) e delle parti civili, mentre l'11 toccherà ai difensori giocare le ultime carte. Il 18 sempre dello stesso mese, salvo colpi di scena, ci saranno le schermaglie conclusive in vista del verdetto. Sempre secondo la pubblica accusa, il sistema “partiva dai medici prescrittori dell'Asl 2” che sarebbero stati corrotti attraverso “ingenti somme di denaro o regalie” per “rilasciare certificazioni ideologicamente false”. Proprio in fase di collaudo i medici avrebbero certificato “falsamente di aver aver accertato la rispondenza degli ausili protesici forniti alle persone assistite con quelli prescritti”.  La denuncia Tutto era partito dalla denuncia di una attenta e apprensiva mamma di Valfabbrica, che aveva scoperto che erano state consegnate apparecchiature molto scadenti, anche se pagate fino a 1.400 euro in più.