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Ha un credito con lo Stato, ma imprenditrice rischia pignoramento

Maurizio Muccini
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Da creditrice a debitrice dello Stato. Il passo è stato breve per una imprenditrice perugina. Che di colpo si è trovata da una posizione di forza - per via di un rimborso vantato di quasi ventimila euro - ad una situazione di estrema difficoltà. Al punto da rischiare addirittura di vedere i propri beni pignorati da Equitalia. Con una corsa contro il tempo per pagare il conto “dovuto” che l'ha portata a sostenere una lunga e complessa battaglia legale. Per fortuna vinta. Ma andiamo per ordine. La nostra protagonista deve avere dall'Erario i quasi 20mila euro relativi ad un rimborso dell'Iva. Ricorso che gli viene però negato, perché la richiesta eseguita “non sarebbe stata corretta”. Quindi niente soldi per un semplice “vizio di forma”. Neanche il tempo di metabolizzare la situazione, naturalmente pesante per la sua attività (con evidente impossibilità di compensare il proprio credito con il debito) un bel giorno la signora si vede arrivare una cartella esattoriale da Equitalia proprio per non avere pagato l'Iva. Da qui inizia il suo incubo. Con il rischio reale di subire un pignoramento. Come uscire dal tunnel? L'unica strada è quella di rateizzare tutto l'importo, proprio per non incorrere in brutte sorprese. Ma l'imprenditrice non ci sta. E si affida all'avvocato Alessandro Bacchi per far valere le sue ragioni. Parte una nuova richiesta di rimborso dell'Iva, con tanto di elementi utili a “smentire” l'esistenza di qualsiasi vizio di forma. E proprio un anno fa, ecco che l'agenzia delle Entrate replica in modo categorico: “Il credito della richiedente è di fatto prescritto”. E cioè: “Lei ha pure ragione a rivolere indietro quella somma, ma ora è troppo tardi”. Doccia gelata. E nuovo ricorso questa volta davanti ai giudici tributari che, alla fine, danno piena ragione alla contribuente, condannando l'Erario al rimborso dell'Iva oltre gli interessi ed alle spese legali (sentenza motivata dal fatto che in casi del genere l'Iva si prescrive in dieci anni).Tutto è bene ciò che finisce bene. Ma nel frattempo l'imprenditrice perugina ha già praticamente finito di pagare tutte le rate.