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L'incubo di una ragazzina: rifiuta lo spasimante, il branco la prende di mira

Alessandra Borghi
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Simpatie tra adolescenti. Frequentazioni fuori dalla scuola che sembrano promettere un primo amore. E invece tutto sfocia nel primo “no”. Perché lei preferisce così. Tutto normale? Di certo sì, non fosse che le conseguenze del rifiuto diventano imprevedibili. Lui, un coetaneo che frequenta un altro istituto, si sfoga con gli amici comuni. Cattive parole contro la ragazzina che lo ha “rifiutato” volano alla presenza di altri adolescenti che conoscono entrambi e bazzicano le stesse zone. Finché persino a scuola lei si sente circondata dall'ostilità. “Hai offeso un mio amico, quindi non ti parlo più”, di questo tenore l'atteggiamento assunto da diversi coetanei. Tra adolescenti, insomma, ci sta che prevalga la tendenza a dimostrarsi fedeli all'amicizia "prevalente” facendo quadrato per tutelarla. Anche quando ciò significa infilarsi in un tunnel fatto di scherzi sempre più inopportuni e di cattivo gusto ai danni della vittima designata. Così, per la ragazzina interessata, inizia un incubo fatto di disagio quotidiano per l'inspiegabile “coalizione” che sembra avere un solo obiettivo: farla sentire esclusa. Storie simili oggi, sono ricondotte al bullismo. La giovane vittima si è rivolta a uno dei servizi nati in Umbria per analizzare le situazioni in cui i ragazzi possono imbattersi aiutando loro e gli adulti che li circondano. Il contatto con [email protected] genitorialità e bullismo dell'Unione nazionale consumatori dell'Umbria è scaturito grazie a un insegnante. Troppo cambiato appariva il comportamento dell'allieva negli ultimi tempi, troppo scarsa la sua attenzione in classe, di solito invece spiccata. Per non dire dei rapporti con gli altri studenti, di colpo mutati: nessuno ricercava la ragazzina durante la ricreazione e lei faceva altrettanto, come chiusa in se stessa. Tutta colpa di battute, atteggiamenti oppositivi e piccole cattiverie che da sporadici erano diventati quotidiani; persino sui mezzi pubblici fioccavano scherzi infelici, tanto da provocare in un caso l'intervento di un altro passeggero per placare gli “aguzzini”. Va detto che la stessa vittima del bullismo ha saputo tirar fuori la forza di affrontare il problema: prima le confidenze con qualche compagna, poi colloqui col docente che si era accorto che qualcosa non andava e anche la psicologa della scuola. Così è riuscita ad approdare allo sportello dell'Unc attraverso il quale sono stati coinvolti i genitori. Un percorso positivo anche per la famiglia, che finalmente è riuscita a capire cosa si nascondesse dietro uno stato di apatia e tristezza.