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Accostato alla banda della Magliana, ora l'ex boss si riprende la villa con piscina

Il giudice Massei

Maurizio Muccini
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Le sue vicende criminali hanno attraversato uno dei periodi più neri del nostro Paese. Con quella etichetta di “boss” che lo ha sempre accompagnato nel corso della sua vita. Specie per le sue frequentazioni con gli esponenti della banda della Magliana e soprattutto con il suo indiscusso capo “Renatino” De Pedis. Nessuna affiliazione, ci mancherebbe, come ha detto un vecchio processo che alla fine lo ha assolto dalla tremenda accusa (e dagli omicidi). Ma “intrecci” in truffe, rapine e spaccio che hanno arricchito il suo curriculum personale. Che parla di 66 condanne spalmate in circa 46 anni di attività illecite, cominciate negli Sessanta e Settanta con una consolidata presenza negli ambienti della malavita romana fino al coinvolgimento diretto nelle indagini sul clan dei Marsigliesi. Il pluripregiudicato in questione è Ivo Fiorani, nato a Montefalco 69 anni fa e residente da anni a Cannaiola di Trevi. Che nel dicembre del 2013, mentre era sottoposto alla misura della sorveglianza speciale (che ha fatto seguito ad un periodo di carcerazione e ad un affidamento terapeutico presso una comunità di Spoleto) è finito nuovamente nel mirino della divisione anticrimine della questura. Che nel ritenerlo “persona altamente pericolosa” aveva chiesto e ottenuto la confisca dei suoi beni per 700mila euro. Tra cui una villa con piscina e con tre appartamenti che, secondo le risultanze investigative, sarebbe stata acquistata con proventi sospetti. Soldi che, Ivo Fiorani e i suoi familiari, non hanno saputo giustificare la provenienza. Da qui la battaglia giudiziaria, condotta dal suo avvocato Gian Paolo Properzi, con tanto di appello presentato nel gennaio scorso. E mentre il tribunale della sorveglianza nel mese di marzo aveva dichiarato estinta la pena detentiva nei suoi confronti (limitatamente al periodo espiato in affidamento in prova al servizio sociale) ecco che nei giorni scorsi la vicenda piombata sui banchi della corte d'appello perugina (presieduta da Giancarlo Massei) è giunta all'epilogo. Con un verdetto che annulla il decreto di confisca della villa dell'ex boss. “L'annullamento è dovuto al fatto che non è stata individuata e contestata la concreta pericolosità del mio assistito - ha sottolineato il legale Gian Paolo Properzi - che i suoi tanti debiti con la giustizia li ha pagati e che ora è tutta un'altra persona. Non dimentichiamoci che per sei interminabili anni il Fiorani era posto in affidamento presso una comunità spoletina, con tanto di controlli frequenti delle forze dell'ordine. E mai aveva dato problemi, dimostrando di aver completamente cambiato stile di vita. E poi l'immobile in questione era stato acquistato dai suoi parenti addirittura nel '78, precisamente dieci anni prima dei fatti di cronaca che lo hanno visto suo malgrado protagonista”.