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Traffico di falsi maiali biologici, 28 rinvii a giudizio: nel mirino anche un allevamento orvietano

Roberto Minelli
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Associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio, suini in particolare. Questo il reato per il quale un allevamento orvietano è finito nel mirino della procura di Torino, che ha chiesto il rinvio a giudizio di 28 persone. Già trasformati in salumi o ancora vivi, gli animali erano spacciati per biologici quando in realtà si trattava di bestiame cresciuto in allevamenti tradizionali. Oltre a quella di Orvieto, il titolare possiede un allevamento anche a Chiusa San Michele, in Valle di Susa. Il via alle indagini è scattato su input dei militari del Nucleo antifrodi dei carabinieri di Parma. Il raggiro sarebbe andato avanti da gennaio 2008 ad ottobre 2010, coinvolgendo anche diverse ditte di autotrasportatori. L'inchiesta dei pm Raffaele Guariniello e Ciro Santoriello ha registrato, inoltre, tra le parti lese una società tedesca leader nell'alimentazione biologica. Quest'ultima avrebbe acquistato in buona fede qualcosa come 23 mila carcasse di maiali da utilizzare per confezionare salumi e piatti biologici.