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Falsi rapporti di lavoro per ottenere indennità, Inps truffata: denunciate 46 persone

Roberto Minelli
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Il nucleo carabinieri ispettorato del lavoro di Perugia, nel corso di attività istituzionale finalizzata alla repressione del favoreggiamento all'immigrazione clandestina e delle truffe degli istituti previdenziali, ha denunciato 46 persone, tutte residenti nella provincia di Perugia, perché ritenuti responsabili di aver costituito finti rapporti di lavoro finalizzati a creare false posizioni previdenziali e assicurative in favore di cittadini extracomunitari. L'indagine ha avuto spunto da una segnalazione effettuata dallo sportello unico per l'immigrazione presso l'Utg del capoluogo umbro che ha rilevato alcune incongruenze sulle istanze presentate da alcuni studenti stranieri, per ottenere la conversione del proprio permesso di soggiorno da studio a lavoro. Gli investigatori dell'Arma, di concerto con la Dtl umbra, hanno così scoperto che un cittadino marocchino trentaduenne, già titolare di una piccola impresa edile individuale, aveva utilizzato la propria ditta per simulare ben 48 rapporti di lavoro con altrettanti cittadini stranieri, tutti di origine magrebina, tranne uno di origine albanese. I falsi rapporti, costituiti mediante comunicazioni telematiche alla banca dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, effettuate da professionisti risultati estranei ai fatti, sono stati poi utilizzati dai cittadini extracomunitari per ottenere fraudolentemente indennità di disoccupazione e titoli di soggiorni non dovuti. Nello specifico sono state accertate 13 truffe ai danni dell'Inps (di cui una sventata dall'intervento ispettivo), per un importo complessivo di circa 68.000 euro di indennità di disoccupazione fraudolentemente ottenuta. Sul versante dell'immigrazione clandestina, sono state invece accertate 29 pratiche di rinnovo di permessi di soggiorno, tutte motivate dal finto rapporto di lavoro. Otto, invece, sono le pratiche di conversione del permesso di soggiorno da studio a lavoro, che sono state “bloccate” presso la Questura. Da annoverare, inoltre, anche il tentativo, da parte di due falsi lavoratori, di ottenere una misura alternativa alla detenzione, a seguito delle rispettive istanze da essi presentate presso il tribunale di sorveglianza, proprio basate sul finto impegno lavorativo, entrambe rigettate, anche a seguito della tempestiva segnalazione dello stesso nucleo dell'Arma. I reati contestati vanno dalla truffa aggravata e continuata, alla contraffazione di documenti di soggiorno, favoreggiamento alla permanenza all'immigrazione clandestina al fine di lucro e falso. L'attività investigativa ha permesso di scoprire che la ditta in questione era di fatto inesistente e priva di qualsiasi bene immobile e strumentale; l'attività era di fatto cessata già da diversi anni. L'impresa era stata però mantenuta formalmente attiva, solo per perseguire profitti illeciti, considerato che le indagini hanno evidenziato (almeno in un caso) un tariffario di 500 euro per ogni falsa pratica di assunzione.