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"Non diagnosticò infarto", guardia medica a giudizio per la morte di un quarantenne

Pam. Be.
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Guardia medica finisce alla sbarra per la morte di un quarantenne. La dottoressa deve rispondere per il decesso dell'uomo, avvenuto a causa di un infarto. I fatti risalgono a una domenica di pochi anni fa. Lo spoletino si sente male, accusa dei forti dolori all'altezza dello sterno e al braccio - stando alla ricostruzione fatta dalla pubblica accusa sostenuta dal pm Roberta Maio - quindi preoccupato, decide di chiamare la guardia medica di turno. Sempre secondo l'accusa, la dottoressa l'avrebbe tranquillizzato, avrebbe minimizzato i sintomi e al telefono, quindi senza visitarlo, le avrebbe prescritto dei semplici medicinali generici. La sorella dello spoletino va ad acquistare quelle medicine. Passano le ore e quei dolori al braccio e allo sterno non sembrano attenuarsi. La preoccupazione sale e il quarantenne richiama la guardia medica chiedendo che cosa deve fare, se deve recarsi al pronto soccorso. Sempre stando al quadro accusatorio, la dottoressa avrebbe detto nuovamente all'uomo di non preoccuparsi e non lo avrebbe visitato nemmeno la seconda volta. Preoccupato per i forti dolori, però lo spoletino decide di telefonare al suo medico di famiglia. “Corri vai al pronto soccorso hai un infarto in corso”, gli avrebbe urlato quest'ultimo al telefono. Troppo tardi, il quarantenne muore. Immediate scattano le indagini che portano all'imputazione della guardia medica per omicidio colposo. La sorella del deceduto, si è costituita parte civile contro la dottoressa. Nel corso delle varie udienze del processo, sono stati ascoltati tutti i testimoni. Il consulente dell'accusa ha sostenuto in aula che l'imputata ha sottovalutato le condizioni del paziente, i suoi sintomi. Dolore allo sterno e al braccio sono sintomi di un infarto in corso. Di parere contrario, il consulente della difesa. Il processo è alle battute finali. La settimana prossima la requisitoria del pm Roberta Maio orientata a chiedere la condanna della donna.