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Vende carne avariata e riso attaccato da insetti vivi, a processo

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Maurizio Muccini
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Alimenti in cattivo stato di conservazione. A cominciare dalla carne, avariata, e venduta naturalmente per fresca. A cui aggiungere le confezioni di riso, attaccate da insetti vivi. Mentre tra gli scaffali del negozio, ecco altri parassiti in bella evidenza. Questa l'assurda situazione riscontrata dalle forze dell'ordine dopo un blitz scattato all'alba dell'ottobre del lontano 2012 in un punto commerciale situato a due passi dal centro storico di Perugia. Gestito da cinesi. E non poteva non finire nei guai il titolare e rappresentante legale dell'esercizio, che ora si trova a processo con un'accusa pesante come un macigno. Che tra l'altro, qualche mese prima dei controlli, non aveva osservato il precedente provvedimento di sospensione dell'esercizio, disposto dalla Asl 2 di Perugia a tutela della salute pubblica. E proprio in questi giorni la brutta storia è sbarcata in tribunale per il primo round dell'istruttoria. Con le parti in causa che hanno presentato la propria lista di testi. Ed è stata quella l'occasione per ricostruire ogni fase della vicenda che ha portato un quarantenne cinese sul banco degli imputati (rappresentato dall'avvocato Antonio Cozza). Con l'irruzione dei carabinieri del Nas arrivata dopo le allarmanti segnalazioni di alcuni clienti della zona. “Una volta all'interno - si legge nel capo d'imputazione - è apparso evidente il cattivo stato di conservazione degli alimenti, tra l'altro privi della documentazione necessaria per la rintracciabilità. Inoltre è stata riscontrata la presenza massiccia di parassiti (insetti vivi e larve) sulle scaffalature del locale e nelle confezioni di riso”. Ma la difesa è pronta a sgretolare il muro dell'accusa nel corso dell'istruttoria. Facendo leva sul fatto che “si è trattato di un episodio isolato, visto che mai in precedenza c'erano state lamentele. E ciò - continua l'avvocato Antonio Cozza - è sicuramente attribuibile ai fornitori dei prodotti alimentari stessi. Inoltre l'imprenditore indagato, che da molti anni lavora in città, ha sempre rispettato tutte le norme in materia di igiene. Siamo pronti a dimostrare la sua buona fede”. Ma resta la mancata osservanza della sospensione dell'Asl: “Lui non era stato avvisato dai suoi dipendenti”. Non resta che attendere.