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Delitto Polizzi, la difesa: "Valerio era a letto con la flebo"

Maurizio Muccini
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Era il giorno dei testi della difesa, quello di giovedì 12 febbraio. Con gli avvocati che hanno tentato di “alleggerire” la posizione di Valerio Menenti con la deposizione di alcuni amici del cuore del tatuatore. Che, in questo processo in corte d'assise per l'omicidio a Perugia di Alessandro Polizzi, è indicato come il mandante del delitto di via Ettore Ricci. E in molti hanno cercato di togliere quell'etichetta di ragazzo duro e a tratti violento. Definendolo pure un generoso. “Gli dicevo che non doveva fidarsi di tutti e che non tutte quelle ragazze erano il grande amore”, ha riferito in aula una giovane. Che ha poi aggiunto: “Non era capace di fare del male a nessuno”. E si torna alle aggressioni e al ricovero in ospedale. E qui il professor Ricci del Santa Maria della Misericordia ha spiegato che “Valerio aveva riportato un trauma facciale, con la mandibola colpita che non gli permetteva una facile apertura della bocca. Alla fine, in fase di preparazione all'intervento, ci siamo accorti che aveva un polipo alla gola, che ne causava un'alterazione della voce”. Ma l'istruttoria era tutta improntata a smontare, ancora una volta, la testimonianza chiave del compro oro che sentì urlare Valerio una frase terribile: “Manderò due albanesi ad ucciderlo”. Importanti le parole del figlio di un compagno di stanza del giovane. “L'ho visto nel suo letto, dormiva. - ha riferito - Ricordo che aveva la flebo”, un dettaglio che lascia presupporre l'impossibilità dell'imputato a muoversi. A sfilare sul banco dei testimoni anche don Luca, parroco di Ponte San Giovanni. Che non è riuscito a fornire dettagli in merito al contesto sociale in cui si sono svolti i fatti. Nuovo round fissato al 16 prossimo.