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Sert, boom di adolescenti in cura: in aumento casi di cocaina

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Alessandra Borghi
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Dall'uso occasionale a un'abitudine frequente e giornaliera. Dalle prime prove fatte “per scherzo” alla vera e propria dipendenza. Così un numero impressionante di adolescenti si ritrova a chiedere aiuto al Sert di Perugia. Un fenomeno più vistoso rispetto al passato, come attesta la responsabile del servizio Claudia Covino: “Prima riguardava solo stranieri, ora anche italiani. Il fatto di trattare un maggior numero di giovanissimi (circa il 18 per cento dell'utenza totale) potrebbe dipendere da una maggiore fiducia nei servizi”. “I ragazzi non hanno possibilità di sperimentare molto altro al di là della scuola, visto che il lavoro manca per tutti. Non sanno cosa faranno da grandi - racconta Covino - e pensano che ‘tanto il lavoro non c'è', o dura sette giorni o un mese, mentre avrebbero bisogno di un orizzonte ben diverso. La droga non è che il sintomo del loro malessere, di un disagio esistenziale legato anche a famiglie con più difficoltà di tenuta. Ecco perché a volte basta un professore che si prende a cuore una classe per ritrovare un punto di riferimento...”. Tra i giovanissimi che ha in mente la responsabile del Sert spesso ci sono migranti di seconda generazione: “Non si sentono né italiani né del loro Paese e sperimentano difficoltà di accettazione”. “In genere, i minorenni che approdano da noi riescono a risolvere - assicura tuttavia -. E magari portano qui altri giovani grazie al passaparola. Il problema è che sulle dipendenze ci sono luoghi comuni. Si tende a dire ‘è così'. Invece bisogna pensare che esistono modi per intervenire”. Sono in media 760 gli utenti seguiti in un anno dal Sert. Oltre all'incremento dei casi di minorenni, altra novità osservata in quello che si è concluso è rappresentata dalla maggiore incidenza delle dipendenze da cocaina. Che esercita la sua attrazione senza distinzione di età e fasce sociali. Ci cadono anche numerosi professionisti, pensando che non diventerà un'abitudine permanente. Neanche a dirlo, pure i mix di sostanze spopolano. “Gli interventi sono più complessi di un tempo - continua Covino -. Si deve alla situazione sempre più complicata dal punto di vista sociale. Per una stessa persona spesso si riscontrano patologie mentali, dipendenza da alcol e da sostanze”. E di fronte alla “politossicodipendenza” e alle “multiproblematiche” si impone una stretta sinergia tra i servizi (dall'alcologia ai centri salute mentale). Di recente in Umbria si sperimentano nuove modalità di recupero: “Sono stati introdotti gli operatori di territorio che coadiuvano chi ha una dipendenza anche nella ricerca del lavoro e nella costruzione di una rete sociale”. Secondo l'esperta, sono due i fattori che funzionano. “Il primo è proprio il lavoro. In questo ambito sappiamo che si assiste a una mercificazione. Le persone sono diventate cose. E' un gran male, perché il lavoro è costitutivo della personalità, ti identifica. Un giorno sono entrate da me una ventina di persone che avevano perso il proprio impiego. Questo contesto non aiuta chi deve combattere anche con la droga”. Il secondo elemento: “Essere inserito in un contesto relazionale accogliente. Non solo familiare. Uno dei problemi veri, quindi, è che un passato da tossicodipendente finisce troppo spesso col rappresentare uno stigma”.