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Omicidio Polizzi, buco di 4 ore nel telefono di Valerio

Prosegue il processo a carico di Valerio Menenti e suo padre Riccardo

Maurizio Muccini
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Altri interrogativi. Che non sembrano giocare a favore di Valerio Menenti, alla sbarra con il padre Riccardo per l'omicidio di Alessandro Polizzi. Alla ripresa del processo in corte d'assise, ecco che la testimonianza dell'assistente capo della mobile Stefano Buratti, incaricato di acquisire i tabulati telefonici delle persone coinvolte, è diventata materiale prezioso per le parti civili. Perché il telefono del tatuatore dalle 14 alle 18 del 23 marzo del 2013 mentre era ricoverato al Santa Maria della Misericordia (due giorni prima del delitto) non ha agganciato a nessuna cella. Quindi: o il telefono era spento o si trovava in un punto che non prendeva. E l'ipotesi che Menenti possa essere uscito dal nosocomio è stata subito cavalcata dall'accusa. Che si fa naturalmente forte del racconto secondo il qualche Valerio sarebbe andato al Compro Oro e avrebbe effettuato una chiamata ad una donna (da un altro telefono) a cui tra l'altro diceva: “Stai tranquilla, io non mi sporco le mani, io sarò in ospedale”. Ma la difesa, capitanata dall'avvocato Mattiangeli, non è dello stesso avviso: “Potrebbe essersi scaricato e poi, come confermato in aula, alle 16 aveva le flebo. Così come alle 18. E non dimentichiamoci che pochi minuti dopo le 18 il traffico telefonico è ripreso regolarmente, quindi…”.  SERVIZIO COMPLETO SULL'EDIZIONE DI MARTEDI' 20 GENNAIO DEL CORRIERE DELL'UMBRIA