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Falsi incidenti, maxi truffa alle assicurazioni: 25 avvisi di garanzia

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Roberto Minelli
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Avvisi di garanzia per 25 persone, tutte implicate in varie truffe in danno di compagnie di assicurazione commesse tra il 2005 ed il 2011 in provincia di Terni. Cinque di queste (tre dipendenti di un ente pubblico, un meccanico ed un ex agente assicurativo) sono indagate per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di numerosi delitti della stessa natura. Sono in corso ulteriori indagini per analizzare altri incidenti e verificare le attività poste in essere da altre persone. Era necessaria una certa “professionalità”, infatti, per organizzare, gestire e portare a termine le truffe, consistenti nella simulazione di incidenti stradali nei quali una o più persone rimanevano ferite in maniera anche importante, così da ottenere risarcimenti sostanziosi dalle ignare compagnie di assicurazione. In particolare, l'ex assicuratore, persona operante e molto conosciuta nel settore assicurativo, metteva a disposizione la sua più che ventennale esperienza, che gli consentiva di muoversi con disinvoltura tra perizie tecniche e mediche, compilazione di Cid, citazioni ed azioni giudiziarie. Era lui la mente: decideva quale fosse il miglior scenario per simulare i vari eventi, compilava le richieste di risarcimento e le presentava, seguendone poi l'iter burocratico, servendosi dell'apparente rispettabilità fornitagli dall'essere iscritto alla Camera di Commercio quale consulente infortunistico. Fondamentale, poi, il ruolo dei pubblici ufficiali i quali sono essi stessi protagonisti di più di un evento infortunistico simulato ma, proprio in ragione del loro incarico, trovavano particolarmente facile avvicinare soggetti da impiegare quali “figuranti” nell'ambito degli stessi eventi, di volta in volta attribuendogli qualche ruolo quali parti lese, ma più spesso come conducenti dei veicoli ai quali accollare la responsabilità dell'incidente o semplicemente come testimoni. Questi erano spesso scelti tra persone che difficilmente potevano rifiutarsi, o perché in difficoltà economica o perché legate a loro da qualche debito di gratitudine. Infine il meccanico, con problemi di salute e per questo disoccupato, ma comunque specializzato in motocicli di grossa cilindrata, indispensabile tecnico capace, in poche ore, di smontare una moto intatta e “rivestirla" con pezzi di una incidentata. Degli oltre 50 incidenti “sospetti” sottoposti al vaglio della polizia stradale di Terni, più di venti sono risultati assolutamente falsi: alcuni simulati con il metodo più semplice e classico di procurarsi un'auto di scarsissimo valore da poter danneggiare a piacimento, intestandola ad un complice. Nel giro di poco tempo, veniva trovato un altro “amico” che avesse l'auto incidentata nella parte posteriore, si stabiliva un luogo (sempre appartato) ed un orario (generalmente sera, comunque quando il traffico è scarso); si trovavano almeno cinque persone disposte a dichiarare di essere conducente e passeggeri del veicolo tamponato e si inscenava il tamponamento che, ovviamente, non veniva mai rilevato dalle forze dell'ordine. Gli “infortunati”, per rendere la simulazione più convincente ed i rimborsi più sostanziosi, dovevano poi recarsi al pronto soccorso e i “registi” li indirizzavano immancabilmente agli ospedali di Narni o Amelia, nel tardo pomeriggio o anche la sera, per essere certi che non vi fossero in servizio ortopedici o radiologi che approfondissero l'accertamento clinico e potessero intuire che il “colpo di frusta” o il “trauma contusivo” fossero simulati. Almeno tre incidenti, uno dei quali molto remunerativo per via delle lesioni dichiarate, furono invece simulati tra autovetture e ciclisti ed un testimone ha riferito che, almeno in uno di essi, per rendere più credibili le lesioni, la finta vittima si sottopose alla scarnificazione degli arti con carta vetrata, per simulare le abrasioni da caduta sull'asfalto. Visto il risultato positivo, l'organizzazione ha portato la “truffa da incidente stradale” ad un livello superiore. La tecnica, semplice, collaudata e – all'apparenza – esente da rischi, sfruttava l'abbondante offerta on-line di moto gravemente incidentate, vendute a prezzi bassissimi in quanto antieconomiche da riparare, ma ciò nondimeno richieste dal mercato quale fonte di ricambi a buon prezzo ed anche – come accertato – per scopi meno leciti. Gli indagati, dunque, sceglievano una motocicletta recente, di grossa cilindrata, ma tanto danneggiata da non essere riparabile, preferibilmente una Ducati perché appassionati di tale marchio. In alcuni casi veniva intestata ad uno degli "associati", assicurata regolarmente e parcheggiata in garage e, dopo alcuni mesi, trovato un complice ben disposto, si inscenava il finto incidente (con tanto di testimoni anch'essi falsi) che immancabilmente avveniva in una strada di periferia per colpa dell'automobilista che, provenendo da una strada privata, non dava la precedenza al motociclista, il quale perdeva il controllo e cadeva rovinosamente, distruggendo la moto e procurandosi lesioni importanti. La moto, poi, veniva mostrata al perito della compagnia di assicurazioni che, ovviamente, non poteva che certificare la gravità del danno. In seguito, il veicolo usato veniva rivenduto a pezzi o fatto sparire in altro modo. Una delle ultime truffe messe a segno dai criminali denota come la tecnica si stesse via via affinando nel tempo, infatti si è arrivati al punto da acquistare due motociclette simili, una perfettamente funzionante e l'altra completamente distrutta. Uno di loro diventa proprietario di quella funzionante e la utilizza per qualche tempo, mostrandola a colleghi ed amici. In questo modo, accresce ulteriormente la propria credibilità quando, usando falsa documentazione sanitaria, sostiene di aver riportato la lesione di alcune vertebre a seguito di un incidente motociclistico – ovviamente mai avvenuto – e cita in giudizio la compagnia assicuratrice chiedendo un risarcimento di oltre 50.000 euro. Ma in questa fase si inserisce l'azione della polizia stradale, che interviene giusto in tempo per bloccare questa ed almeno altre due cause civili che stavano per fruttare all'organizzazione oltre 100.000 euro. La Polstrada di Terni è riuscita a procurarsi addirittura un filmato nel quale è ripresa una delle moto in questione, mentre ha il suo primo – vero ed unico – incidente nella città di Prato. I primi accertamenti fanno scoprire che la moto era stata acquistata da uno degli indagati e la cosa è apparsa subito sospetta: i danni documentati dalle immagini sono troppo gravi per poter pensare che sia stata riparata ed il vecchio proprietario conferma di averla venduta nello stato in cui si trovava. Nello studio del perito che ha visionato la moto quando, dopo un secondo incidente avvenuto a Terni, l'indagato ha chiesto di essere risarcito, si è avuta la prova decisiva: tipo e targa della moto erano le stesse, ma il colore era diverso e, infatti, il meccanico del gruppo era solito scambiare tra loro i pezzi delle moto incidentate, sia per far apparire che i danni fossero maggiori, ma soprattutto per evitare che un eventuale confronto delle foto fatte dai periti potesse far rilevare l'imbroglio. Proprio tale abitudine gli è stata fatale: in questo caso ha trascurato il fatto che in mezzo a tante Ducati rigorosamente rosse, ve ne fosse una – quella filmata a Prato – di colore giallo.